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I migliori amori non finiscono su Instagram

I migliori amori non finiscono su Instagram

Giovedì mattina, una follower mi scrive: "Barbara, ho prenotato il ristorante per San Valentino. Tre settimane fa. Ho già in mente il vestito, il make-up, le stories. Ma mi sono accorta che sto organizzando un set, un lavoro, non una serata!"

Ecco. Benvenuti nel San Valentino 2026, dove l'amore è diventato contenuto.

Il trend che racconta tutto

Nelle ultime settimane avrai visto anche tu il fenomeno: tutti che ripostano foto del 2016. "2026 is the new 2016", anche io l’ho fatto! Foto sgranate, filtri brutti, outfit normali. E sai cosa salta all'occhio quando guardi quelle foto del 2016? Che non sembrano finte.

Un selfie in bagno, una cena qualunque, una gita senza trucco. Zero estetica. Zero performance. Solo: "Stiamo insieme e va bene così".

Nel 2016 Instagram non era ancora quello che è oggi. Postavi perché ti andava, non perché dovevi dimostrare qualcosa. E l'amore funzionava allo stesso modo: lo vivevi, non lo producevi.

Poi è successo qualcosa. E oggi siamo qui: a organizzare San Valentino come se fosse un servizio fotografico professionale.

Quando l'amore è diventato contenuto

Proviamo a essere onesti: quante coppie conosci che a San Valentino postano reel perfetti, cene stellate, mazzi di rose giganti, dediche da film... e poi a marzo si lasciano?

Non sto dicendo che chi posta non ama. Sto dicendo che abbiamo confuso dimostrare con documentare. E San Valentino è diventato il picco di questa confusione.

Ristoranti scelti perché "viene bene nelle foto". Regali comprati perché "fanno scena nelle storie". Frasi scritte non per il partner, ma per i follower. E il bello sai qual è? Che poi, a cena, siete lì che controllate le visualizzazioni invece di guardarvi negli occhi.

La stanchezza della performance (anche in amore)

C'è un articolo che sta circolando tantissimo in questi giorni, scritto da Walter Stolfi. Parla proprio di questo: della stanchezza collettiva verso la "performance digitale". Dice una cosa semplice ma potente: nel 2016 i social erano ancora un diario, oggi sono un palcoscenico.

E se questo vale per il lavoro, per il fitness, per tutto... perché dovrebbe risparmiare l'amore?

Stiamo tutti cercando "leggerezza non performativa", lui la chiama così. Vogliamo tornare a fare le cose perché ci vanno, non perché dobbiamo ottimizzarle, documentarle, renderle virali.

E forse San Valentino è il momento perfetto per iniziare.

Come sarebbe un San Valentino "tipo 2016"

Immagina questo: cena dove volete voi. Anche a casa. Anche una pizza. Senza pensare se "viene bene in foto". Senza scegliere il ristorante per l'estetica del piatto.

Niente storie durante la serata. Niente "aspetta che ti faccio una foto". Niente didascalie già pronte in testa mentre stai ancora ordinando il dolce.

Se proprio vuoi una foto? Una. Sfocata. Spontanea. Postata il giorno dopo, quando ti va, senza pensarci troppo.

E il regalo? Qualcosa che dice "ti conosco" e non "devo dimostrare quanto spendo". Perché i regali memorabili non sono mai quelli estetici. Sono quelli che dimostrano attenzione.

I trucchi per salvarsi dalla performance

Primo: telefono in borsa durante la cena. Se ti viene voglia di controllarlo, stai già rovinando la serata. Non per il partner. Per te.

Secondo: niente prenotazioni "instagrammabili". Se hai scelto quel posto perché "fa figo sui social", hai già sbagliato. Scegli un posto dove staresti bene anche se nessuno lo sapesse.

Terzo: zero countdown o aspettative pubbliche. Non annunciare "non vedo l'ora di San Valentino". Stai creando pressione. Non solo su di te, anche sul partner. E la pressione uccide la spontaneità.

Quarto: se posti qualcosa, posta il giorno dopo. Non durante. Mai durante. Il momento si vive, non si documenta in diretta. E se vale la pena ricordarlo, lo ricorderai anche 24 ore dopo.

La verità che nessuno dice

I migliori San Valentino che ho vissuto io? Nessuno è finito su Instagram.
C'è stato un viaggio improvvisato, zero pianificazione, zero foto "belle". C'è stato un regalo bruttissimo ma azzeccatissimo che mi ha fatto piangere dalle risate.

Nessuno di questi momenti avrebbe funzionato su Instagram. Nessuno avrebbe generato engagement. Ma sono quelli che ricordo. Perché erano veri.

E questa è la differenza: i momenti veri non performano sui social. Ma performano nella vita. Non dico di non postare mai niente, ma non vivere per postare.

Questo San Valentino, prova a chiederti: lo sto facendo perché mi va, o perché devo dimostrare qualcosa? Se la risposta è la seconda, fermati. Respira. E ricordati che il 2016 ci manca proprio per questo: perché vivevamo le cose prima di documentarle.

E l'amore, quello vero, funziona ancora così. Esiste anche senza testimoni digitali.

 

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