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Civitanova all'asta, balneari nella bufera: "Con la Bolkenstein futuro nero". Ma c'è chi è a favore (FOTO)

Civitanova all'asta, balneari nella bufera: "Con la Bolkenstein futuro nero". Ma c'è chi è a favore (FOTO)

Bolkenstein, scoppia il caos fra i balneari: è del 1° marzo scorso la sentenza del Consiglio di Stato n. 2192 che ha dichiarato illegittima qualsiasi proroga automatica sulle concessioni demaniali, bocciando a distanza di cinque giorni quella inserita nel "decreto mille proroghe" che prevedeva il posticipo della scadenza a fine 2024. Tuttavia, ai sensi dell’articolo 3 della legge 118/2022 ("legge sulla concorrenza"), in caso di «difficoltà oggettive legate all’espletamento delle procedure selettive», viene data la possibilità di differimento della scadenza dei titoli fino al 31 dicembre 2024.

Tali «difficoltà oggettive» sono in effetti state riconosciute, dal momento che il legislatore nazionale non ha ancora emanato le linee guida per disciplinare le procedure selettive. Pertanto, viene data la possibilità alle amministrazioni comunali di emanare un «atto motivato» che «può differire il termine di scadenza delle concessioni in essere per il tempo strettamente necessario alla conclusione della procedura e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2024».

Se la richiesta di tutti è quella del rinnovo delle concessioni, la possibilità della messa al bando delle attività balneari preoccupa principalmente chi non ha solo in gestione lo spazio pubblico, ma è proprietario della struttura che lo occupa. Per fare chiarezza ci siamo recati a Civitanova, dove abbiamo incontrato Mauro Alberti e Martha Zamora del Madeira di Robertandy Simon (circa 10mila euro annuali di canone demaniale), Mirko Ciavattini del Veneziano (circa 12mila euro annuali) e Mauro Mondadori del Figaro (circa 6mila euro annuali). 

"In quanto proprietari, abbiamo recentemente fatto un investimento molto ingente, da quasi un milione e mezzo di euro – racconta Mauro – che rischiamo così di perdere nel nulla. Nonostante abbiamo sempre lavorato bene, non siamo ancora riusciti a rientrare di quella spesa. Non ci aspettavamo questa situazione e, se avessimo saputo che il termine sarebbe stato spostato dal 2033 al 2023, probabilmente avremmo fatto scelte diverse". 

"Ogni anno investiamo per rinnovare l’attività, ma continuiamo a farlo con questa spada di Damocle che minaccia di toglierci tutto – continua -. Mi auguro che almeno ci saranno tutele per noi, una buona uscita alle aste che permetta di rientrare dalle perdite. Non nascondo la mia preoccupazione: fra bandi estesi a tutta Europa e il pericolo di ingerenze dei colossi economici, posti come i nostri rischiano di chiudere e lasciare a casa più di 70 dipendenti”. 

"Vedo un futuro nero per il nostro settore - aggiunge Mauro - se il bando dovesse essere veramente fissato ogni quattro anni – e non a 10, 15 come avrebbe più senso - credo che nessuno investirebbe più un centesimo in questo tipo di attività. Basta pensare che da quando abbiamo aperto sabato scorso, abbiamo già speso 60/70mila euro solo per rinfrescare. Piuttosto che continuare a investire vale la pena tenersi i soldi in tasca e lasciare la struttura fatiscente al prossimo che la prenderà in gestione. Credo sia un meccanismo folle che distruggerebbe completamente le coste italiane”.

Più moderata la posizione di Mirko Ciavattini del Veneziano: “Dal punto di vista concettuale sono d’accordo con Bolkenstein: un’area libera che è proprietà dello Stato deve avere un certo ricambio. Non può essere che uno stesso balneare sia in mano a una famiglia per 150 anni”. 

"Facciamo un esempio: chiedo un tratto di spiaggia libera e il Comune me lo concede con la possibilità di aprire bar e ristorante con servizi da fornire alla clientela. Il Comune a quel punto impone tutta una serie di restrizioni atte a rendere a norma la struttura. Allora io spendo 300mila euro e apro un mutuo a vent’anni per sostenere le spese richieste alla costruzione di quello che, da servizio, è diventato un bene a tutti gli effetti. La contraddizione emerge quando poi mi viene detto che quel bene non è più mio, io ho ancora il mutuo acceso in banca ma non ho più niente in mano".

"Per quanto sia distante dalle posizioni politiche di questo governo, da un punto di vista corporativo devo ammettere che si sta muovendo bene in merito a questa questione – continua Mirko - sta mettendo in risalto la contraddizione insita alla richiesta di Bolkenstein che, da un lato vuole favorire la concorrenza, dall’altro non tiene conto delle condizioni specifiche delle coste italiane". 

"Degli 8500km di litorale italiano che vanno da Trieste a Ventimiglia, solo 2300 sono occupati da attività commerciali. Il governo ha richiesto un altro anno per effettuare una mappatura precisa del territorio, in modo da raccogliere dati su tutte le attività e la loro regolarità. Sicuramente andranno rivisti tutti i pagamenti demaniali, alzandone il costo in maniera più razionale ed equa di ora".

"Tolte le attività illecite e aggiornati i canoni di concessione, allora sì che potremmo applicare lo spirito di Bolkenstein: per i 6200km restanti, fatto salvo per il 20% di spiagge libere, diamo la possibilità di fare le gare, con periodi di cessione che devono sicuramente essere più lunghi di 4 anni in modo da riassorbire eventuali investimenti. Rischiamo di abbattere strutture per miliardi di euro".

Totalmente a favore, invece, Mauro Mondadori, gestore del Figaro: "Credo che sia giusto dare a chiunque la possibilità di prendere in concessione le spiagge. Ben venga la Bolkenstein. Sinceramente non capisco per quale motivo sia stata prorogata ulteriormente la scadenza dei titoli: chi ha fatto recentemente investimenti cospicui sapeva che questo momento sarebbe arrivato, ma sotto sotto pensava che tutto sarebbe finito a tarallucci e vino, come di solito accade in Italia".

"Per chi ha fatto grossi investimenti dovrebbe esserci una proroga di un paio d’anni giusto per dare una possibilità di rientro economico, ma qui si parla di spiagge e non di ristoranti. Ai ristoratori verrà data la possibilità di avere un affitto pluriennale come funziona ora, ma non si potrà più continuare a mangiare milioni di euro come si è fatto in questi anni", conclude Mauro. 

 

 

 

 

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