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Carne sintetica, c'è chi dice sì nonostante il Governo: "Pronto a venderla nel mio bancone"

Carne sintetica, c'è chi dice sì nonostante il Governo: "Pronto a venderla nel mio bancone"

Negli ultimi mesi si è tanto sentito parlare di carne da laboratorio, carne in vitro e sintetica, suscitando curiosità e diffidenza. Nel concreto, però, di cosa si tratta?

In breve, si estraggono cellule direttamente dai muscoli dell’animale che vengono poi rigenerate. Potenzialmente applicabile a qualsiasi animale, per adesso l'uso ne è stato limitato a bovini, tacchini, polli, maiali e pesci: processo che porta alla realizzazione di un prodotto identico alla carne per gusto e aspetto, ma che semplicemente non è carne. 

Una delle principali ragioni dietro la crescente attenzione per la carne sintetica è il suo impatto ambientale significativamente inferiore rispetto all'allevamento di bestiame. Si pensi che per produrre 1 kg di carne bovina, occorrono 15 mila litri di acqua; dispendio notevole in una realtà climatica già molto critica. 

La carne sintetica promette di ridurre drasticamente questi impatti, aprendo la strada a un'opzione alimentare più sostenibile. Al momento regolamentato e commercializzato solo a Singapore e negli Stati Uniti, questo prodotto ha provato a prendere posto anche in Italia, sugli scaffali dei nostri supermercati, senza però ottenere successo.

Pochi mesi fa il governo Meloni ha ritirato il disegno di legge dal tavolo di discussione adeguandosi alle linee guida europee. Oggi, 16 novembre 2023, l'Italia tira dritto in parlamento e non accenna a ripensamenti: "Preserveremo la salute dei nostri cittadini", come si legge nella nota del governo.

La carne sintetica rappresenta una prospettiva emozionante per il futuro dell'alimentazione, puntando a soddisfare i consumatori, sia quelli aperti a questa nuova realtà che quelli meno propensi. Con ulteriori ricerche e sviluppi, potremmo trovarci di fronte a una trasformazione fondamentale della nostra dieta quotidiana.

Uno dei contro più significativi di questa produzione, è quello di dover coltivare cellule che richiedono nutrienti, e dunque campi da coltivare per estrarre queste sostanze. Troppi campi trattengono moltissimo carbonio che rimane nel sottosuolo per migliaia di anni e lentamente verrebbe rilasciato nell'atmosfera, creando più danni che benefici. In più, occorre ricordare che l'allevamento di animali da macello è responsabile, da solo, del 14,5% del totale di tutte le emissioni di origine antropica, oltre a utilizzare circa il 20% delle terre emerse come pascolo e il 40% dei terreni coltivati per la produzione di mangimi. Una medaglia con le sue due facce. Da una parte il potenziale della rivoluzione, dall'altra la chiusura mentale sull'argomento.

Ma cosa ne pensano i commercianti del settore? Abbiamo intervistato Alex, dipendente di una macelleria locale.

Cosa ne pensi della carne sintetica? "Tutto il mondo si evolve e corre veloce, perchè non può verificarsi anche nel settore alimentare una svolta? Se potessi scegliere, destinerei una parte del mio bancone alla carne sintetica". Alex ci ha spiegato, come la sua posizione da animalista sia il motivo principale di questa sua apertura a riguardo: "Si è vero, sono il paradosso fatto persona e faccio questo lavoro per il mero sostentamento economico, ma la verità è che questa produzione non solo sarebbe un toccasana per l'ambiente, ma anche per gli animali, garantendo loro così una maggiore dignità".

"Non temo di perdere il lavoro per colpa della carne coltivata, anzi, sono sicuro che cambierà fattivamente il mio operato, trattando prodotti diversi - e continua- l'unica reale problematica sarà quella di convincere i clienti ad affacciarsi a cose nuove, che si sa spaventano. Magari fra qualche anno e qualche generazione, nessuno più si stupirà di trovarla sui banchi delle macellerie".

Citando Lev Tolstoj: "Se i macelli avessero le pareti di vetro, saremmo tutti vegetariani". Probabilmente la questione rimarrà spaccata negli anni a venire, senza raggiungere una maggioranza assoluta. Certo è che, però, essere consumatori e produttori più responsabili, nonché più curiosi di sapere, potrebbe creare benefici per tutto il mondo.

 

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