Il repentino ripensamento da parte delle sinistre fucsia traditrici di Marx e di Gramsci in relazione alla sciagurata ideologia woke non deve essere concepito come l’esito di una riflessione critica, sempre auspicabile. Semplicemente, i processi di manipolazione dell’immaginario collettivo in direzione della produzione dell’uomo senza identità e senza memoria, semplice pedina eterodiretta dal sistema della produzione, si sono scontrati con il radicamento dei popoli nella loro storia, nella loro cultura e nella loro identità.
Non essendo riusciti nel loro intento di riorganizzazione coatta dell’immaginario collettivo, le sinistre al servigio del blocco oligarchico neoliberale cambiano repentinamente direzione, fingendo di aver compreso l’assurdità dell’ideologia woke che fino a ieri avevano propugnato strenuamente come se si trattasse della priorità assoluta.
PC un tempo indicava il nobile Partito Comunista, baluardo dei lavoratori e degli oppressi: oggi indica solo il codice politicamente corretto, di cui le sinistre arcobaleno sono custodi e garanti. Per contenere la perdita di consensi, essi compiono una goffa strambata.
Il fabula docet è che, come sempre, solo dalla capacità delle masse nazionali popolari di resistere alle aggressioni dei gruppi dominanti e delle loro fazioni politiche di completamento dipende la possibilità di fermare l’avanzata del nulla camuffato sotto il segno del progresso e sotto le insegne dell’arcobaleno. Se non incontra resistenza da parte della società civile, il capitale si impadronisce dell’intera vita e supera ogni possibile limite, infettando ogni cellula del reale e del simbolico.
In questa luce, quello che è accaduto non è un semplice ripensamento da parte della sinistra, da tempo ormai simile a Wile E. il coyote che cammina sul nulla e precipita solo quando si ferma a riflettere sul proprio operato: è, invece, l’esito dello sbarramento che le masse nazionali popolari occidentali hanno operato ai danni dell’avanzata spietata della neoliberalizzazione integrale del mondo della vita.
I Dem americani per primi hanno fatto marcia indietro e ripudiato l’ideologia woke, che fino a ieri avevano propugnato strenuamente. La notizia, riportata da tutti i più letti e soprattutto più venduti quotidiani di stretta osservanza liberal-progressista, merita un pur telegrafico commento.
Come ha puntualmente mostrato Carl Rhodes nel suo studio “Capitalismo woke”, l’ideologia woke può complessivamente essere letta come la piattaforma di supporto del nuovo capitalismo liberal-progressista, che, per un verso, aspira a dirottare lo sguardo dalla lotta di classe verso questioni del tutto secondarie, che nemmeno menzionano il diagramma dei rapporti di forza e le contraddizioni sociali ed economiche; e che, per un altro verso, permette alle aziende multinazionali di ripulirsi l’immagine, mediante una pratica che potremmo a giusto titolo definire di rainbow-washing: aziende che sfruttano fino allo sfinimento i lavoratori si intestano battaglie arcobaleno per apparire progressiste e vicine alle istanze sociali.
Per non tacere, poi, del fatto, trascurato da Rhodes, che il wokismo risulta in tutto funzionale alla dinamica di neoliberalizzazione integrale del mondo della vita e alla conseguente riconfigurazione antropologica dell’essere umano in coerenza con la logica del libero consumo e del libero costume.
Probabilmente, meglio tardi che mai, i Dem americani si sono accorti che le istanze arcobaleno sono sideralmente distanti dalla sensibilità delle classi nazionali popolari e che accentuano il già in atto divorzio tra popolo e sinistra.
Con tutta evidenza, ai lavoratori e alle masse nazionali popolari poco importa delle questioni arcobaleno, rispetto alle quali appaiono decisamente più rilevanti i problemi legati al lavoro, al salario e ai diritti sociali. Forse lo sta capendo perfino la sinistrash liberal-atlantista.

poche nuvole (MC)
Stampa
PDF
