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Scuola e università Macerata

Orvieto e Macerata unite dalla storia: la donazione di Luciano Cencioni all’Università

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Una visita all’Aula Magna dell’Università di Macerata, una porta chiusa per lavori e una descrizione capace di accendere la curiosità. Nasce così la storia della donazione di Luciano Cencioni, cittadino di Orvieto, che ha scelto di affidare all’Ateneo maceratese un’opera capace di intrecciare memoria storica, arte e cultura.

Il dono comprende un sigillo di una bolla papale di Niccolò IV, due medaglie raffiguranti i pontefici Leone X e Paolo III e un manufatto in ceramica artistica, realizzato appositamente per custodire i tre reperti. Una composizione che racconta alcuni passaggi fondamentali della storia universitaria e testimonia il legame tra due città, unite da vicende storiche che affondano le radici nel Medioevo.

Tutto ha avuto inizio il 10 settembre 2024, quando Cencioni, in visita a Macerata, aveva tentato di entrare nell’Aula Magna dell’Università, trovandola temporaneamente chiusa per lavori. A colpirlo non è stata soltanto l’impossibilità di visitare lo spazio, ma soprattutto il racconto di un addetto all’accoglienza che, pur non potendo accompagnarlo all’interno, gliene aveva descritto con entusiasmo la storia e il valore.

Tornato a Orvieto, Cencioni ha deciso di approfondire le origini dell’Ateneo, scoprendo connessioni storiche inaspettate e lasciandosi ispirare fino a trasformare la sua ricerca in un progetto artistico. Con il contributo di alcuni artigiani ceramisti ha preso forma un’opera che riunisce simboli e testimonianze di tre momenti significativi per l’Università di Macerata: il 1290, anno tradizionalmente associato al legame tra Niccolò IV e le origini dell’Ateneo; il 1518, quando Leone X autorizzò il conferimento gratuito del grado dottorale ai giovani poveri della provincia; e il 1540, anno in cui Paolo III istituì lo Studium Generale maceratese.

Il manufatto si sviluppa in tre sezioni, destinate ad accogliere il sigillo pontificio e le due medaglie. Stemmi ed elementi vegetali completano la composizione, arricchendola di significati simbolici. Tra questi, il tarassaco richiama la diffusione della conoscenza, mentre l’alloro rappresenta il merito e la dignità accademica.

Per Cencioni, il valore dell’opera va oltre la sua dimensione materiale. «Un oggetto nasce da un’intenzione. Finché rimane nelle mani di chi lo ha concepito, il suo significato resta cristallizzato. Ma quando viene donato, inizia una vita autonoma: altri potranno osservarlo e forse riconoscere nei suoi simboli significati diversi da quelli finora immaginati», ha spiegato. Una riflessione che accompagna la scelta di affidare la composizione alla comunità universitaria maceratese, con l’auspicio che possa custodire una testimonianza storica e diventare occasione di nuove interpretazioni e approfondimenti.

La donazione è stata accolta con gratitudine dal rettore John McCourt, che ha sottolineato il valore culturale e simbolico del gesto. «Siamo grati a Luciano Cencioni per questo gesto di generosità e sensibilità culturale», ha dichiarato, evidenziando come sia particolarmente significativo che una persona esterna all’Ateneo abbia trovato nella sua storia uno stimolo per studiare, creare e condividere.

«Questa donazione ci ricorda che il patrimonio storico di un Ateneo non appartiene soltanto a chi lo frequenta, ma è un bene collettivo, capace di creare legami tra persone, città e generazioni», ha aggiunto il rettore.

Da un incontro fortuito è nato così un percorso di ricerca e creatività che oggi si traduce in un dono destinato a entrare nella memoria dell’Università di Macerata. Una storia che dimostra come la curiosità possa trasformarsi in conoscenza e come l'arte, attraverso la condivisione, possa diventare un ponte tra luoghi, epoche e comunità.

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