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Tumore del seno, focus sulla diagnosi precoce: intervista al dottor Pietro Cruciani

Tumore del seno, focus sulla diagnosi precoce: intervista al dottor Pietro Cruciani

Tra tutti i tumori che possono colpire la specie umana il tumore del seno per le donne è sicuramente quello che ha un’incidenza maggiore. Si stima che in un anno ci siano decine di migliaia di diagnosi; con riferimento ai dati del Ministero della Salute, quelle eseguite nel 2022 sono state circa 55.700.

Si tratta di una patologia oncologica che fino a qualche anno fa presentava un’alta mortalità. A prescindere dalla tipologia, che presenta delle variazioni dal punto di vista morfologico ed istologico, fino a 20 anni fa si calcolava che per 8 donne su 10 non si prospettava una lunga sopravvivenza alla patologia. 

Ma la ricerca ha sviluppato un continuo progresso della tecnica chirurgica, delle terapie specifiche ed anche dei protocolli di comportamento nel post-operatorio. Una grande influenza sulla riduzione della mortalità hanno avuto di sicuro gli screening di prevenzione per una diagnosi precoce a cui le donne si sottopongono soprattutto nella fascia di età più a rischio (45-70 anni). 

Il Servizio Sanitario Nazionale opera con un’organizzazione capillare, avvertendo tutte le donne interessate della possibilità di un esame mammografico assolutamente gratuito da ripetersi ogni due anni. 

La mammografia è l’esame di elezione per una eventuale diagnosi precoce di tumore del seno. Anche questo esame ha subito un’evoluzione tecnologica e, pur essendo generalmente efficace nella sua funzione, in certe occasioni, come nella versione con tomosintesi, riesce a percepire una modificazione cellulare ridottissima altrimenti non percepibile anche in seni particolarmente densi. 

I fattori di rischio per il tumore del seno sono sicuramente l’età, ma anche la familiarità; si stima che una percentuale compresa tra il 5 e 7% dei tumori mammari sia ereditaria. Anche gli ormoni hanno un ruolo nell’incidenza della patologia; aumentano la possibilità un menarca precoce, una menopausa tardiva ed anche l’assenza di gravidanze, così come i contraccettivi orali ed alcune terapie ormonali sostitutive.

Quanto descritto rappresenta i cosiddetti rischi non modificabili, sono invece modificabili quelli legati ai comportamenti individuali: alimentazione scorretta alla base di sovrappeso e obesità, consumo di alcol e fumo. Si è invece verificato che l'allattamento al seno riduce il rischio di ammalarsi di cancro al seno.

La rilevazione dei sintomi viene associata alla percezione di un nodulo tramite autopalpazione. In realtà, nella stragrande percentuale dei casi si tratta di forme benigne, come fibroadenomi e cisti, che compaiono principalmente nelle donne fertili, hanno forma regolare, sono dolorosi e si muovono se spostati con le dita.

I noduli originati da un cancro maligno presentano invece bordi irregolari, non si spostano e sono in genere segno di una forma tumorale già avanzata. Un segno da tenere in considerazione è anche l’alterazione della forma del capezzolo o perdita di liquido da un solo capezzolo.

Oltra alla mammografia per la fascia di età più esposta, la diagnosi prevede per le donne under 45 un’ecografia mammaria da cui trarre eventuali ulteriori accertamenti. 

La terapia per questo tipo di tumore è anzitutto chirurgica per rimuovere i tessuti malati. Si tende a ricorrere se possibile alla chirurgia conservativa con l’obiettivo di salvare il seno, ma si può arrivare anche alla mastectomia parziale o totale. Anche in questo caso, comunque si può procedere alla ricostruzione del seno.

Dopo l’intervento si effettua una radioterapia adiuvante contro il rischio di recidiva locale. A seguito di un’attenta valutazione istologica e biologica del carcinoma, a molte pazienti viene proposta anche una terapia con farmaci anticancro; la chemioterapia non è sempre necessaria, possono essere adottate terapie ormonali o trattamenti con farmaci che vanno a colpire bersagli molecolari.

Negli ultimi anni si è assistito ad un progresso significativo delle tecniche di cura tale da rendere possibile anche il trattamento di tumori particolarmente aggressivi o in fase avanzata.

È notizia ultima, nell’ambito della ricerca, l’approvazione da parte dell'Aifa di una farmacologia mirata nella terapia di una forma molto aggressiva di tumore al seno, in grado di ridurre il rischio di morte del 34% in tutta la popolazione studiata e addirittura del 52% nelle pazienti con già presenti metastasi cerebrali. 

Il mese di ottobre è dedicato proprio all’informazione per la prevenzione, diagnosi precoce e cura del tumore del seno. Nella nostra rubrica "Sano a sapersi" dedicheremo più di una puntata all’argomento molto importante per la salute delle donne.

Oggi abbiamo preferito iniziare con un’analisi dell’elemento tecnologico per la fase più significativa: la diagnosi precoce. Abbiamo interpellato il dottor Pietro Cruciani radiologo diagnostico, già responsabile del servizio di Radiologia presso l'ospedale di Camerino- San Severino attualmente consulente del centro medico Associati Fisiomed per descrivere l’ultima tecnologia a sua disposizione: la mammografia con tomosintesi. 

Dr. Cruciani quali sono le differenze tra la mammografia digitale tradizionale e quella con tomosintesi?

"Entrambe le tecniche sono digitali. La mammografia con tomosintesi, pur erogando sostanzialmente la stessa dose di radiazioni assorbite, offre un miglior risultato diagnostico. Con questa tecnica è infatti possibile studiare la mammella anche nella terza dimensione, la profondità, evitando la sovrapposizione delle strutture ghiandolari della mammella. Il risultato finale è una maggior accuratezza con possibilità di individuare lesioni meno evidenziabili con la mammografia tradizionale che possono rimanere nascoste sotto al tessuto ghiandolare normale".

Quali vantaggi hanno le pazienti nell’eseguire questo tipo di esame?

"Il posizionamento della mammella è più confortevole e flessibile, a vantaggio delle donne diversamente abili o in carrozzina. L’apparecchio guadagna in profondità con visualizzazione ottimale del tessuto retromammario. L’esame è meno doloroso di una mammografia standard poiché con la tomosintesi la compressione è ridotta al minimo, quanto basta per stendere il tessuto". 

A chi è consigliato maggiormente questo tipo di esame?

"Alle donne con mammelle dense, male esplorabili con mammografia standard. In questi seni la tomo, eliminando le sovrapposizioni ha individuato statisticamente il doppio dei tumori. È indicato inoltre nelle mammelle già operate, nei tumori multicentrici e quando sono presenti microcalcificazioni con ottimale analisi morfologica".

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