Potremmo chiamarla sindrome del tertium non datur che attanaglia il nostro presidente della Regione e il sindaco di Macerata che hanno mollato la presa sul futuro. In sanità è particolarmente grave perché la programmazione è essenziale e c’è qualcuno, l’assessore Paolo Calcinaro, che invece ha intenzione di durare e coltiva il suo orto elettorale lasciando che attorno il resto del territorio inaridisca.
La situazione a Macerata in particolare e nella Ast 3 in generale è preoccupante, ma a quanto pare la salute dei cittadini è diventata da queste parti una sine-cura. La dimostrazione emergente è il taglio degli interventi chirurgici a Macerata, ospedale ormai vetusto che viene piano piano spolpato di specialità a beneficio di Civitanova Marche che non solo è il capoluogo di fatto dove il partito di Acquaroli ha ormai del tutto perduto la presa, ma è anche la città dove operava da medico la direttrice sanitaria dottoressa Daniela Corsi – è noto che la Corsi è stata bocciata fino in Cassazione come direttore generale perché non aveva i titoli - che non può dirsi certo indipendente dalla politica e quindi subisce le pressioni di Calcinaro senza colpo ferire.
Del pari Alessandro Marini, che della Ast 3 è direttore generale, non ha dato certo prova di amare Macerata visto che nell’atto aziendale varato in agosto solo Civitanova sale d’importanza e di reparti. La domanda è: Paolo Calcinaro ha deciso che l’ospedale di Macerata non si fa più perché partendo tra poche settimane il nuovissimo nosocomio di Campiglione di Fermo lui vuole promuovere quel presidio sanitario là dove ha il suo feudo elettorale? Non ci sono prove, ma il taglio delle chirurgie a Macerata è un indizio pesante.
Del resto tanto la Corsi quanto e soprattutto Marini che tutti sanano che vuole tornarsene ad Ancona e dunque non può mettersi di traverso all’assessore hanno annunciato che la situazione finanziaria della Ast 3 è alquanto precaria e dunque bisogna stare allineati e coperti. Macerata è tornata a essere la cenerentola della sanità regionale, ma a quanto pare a nessuno interessa. E forse un motivo c’è. Al di là dei proclami dei partiti che hanno fatto spallucce non avere alcun consigliere regionale espresso dal capoluogo porta a queste conseguenze.
Il presidente Francesco Acquaroli – giunto all’irripetibile mandato: il secondo – sta lavorando a consolidare la propria immagine e a portare risultati immediati dacché le elezioni politiche s’intravvedono tra meno di un anno e quindi la tanto decantata “filiera” Ancona-Roma potrebbe grippare. Così ha “mollato” alcuni obbiettivi. In primis la sanità in mano a Paolo Calcinaro che di certo non è organico al Centrodestra. Anzi si sussurra che a palazzo Raffaello più volte abbia apostrofato Acquaroli con ruvida presa di distanza politica.
Non a caso Calcinaro ha provenienza politica opposta a quella della giunta regionale e la sua è una affiliazione più di convenienza che di appartenenza il che dimostra come il Centrodestra ed in particolare Fratelli d’Italia che fanno della fedeltà (anche al capo) un discrimine imprescindibile non abbia sul territorio quadri dirigenti all’altezza. Basta vedere la miserrima figura che sta facendo il Centrodestra a Civitanova dove peraltro opera il segretario provinciale dei “Fratelli” Massimo Belvederesi. Non a caso Arianna Meloni e Giovanni Donzelli sono da settimane chiusi in conclave per offrire a Giorgia Meloni una lista di candidature presentabili.
In questo contesto Paolo Calcinaro più che occuparsi della sanità si preoccupa dell’assistenza ai suoi feudi attraverso la spesa sanitaria che – va ricordato – assorbe il 78% del bilancio regionale. Dire che da Saltamartini a Calcinaro si è fatto un salto nel buio nella qualità dei servizi offerti è sottostimare quello che è accaduto. La relazione della Corte dei Conti sulla sanità marchigiana a fine 2025 al proposito è esemplificativa. Converrà ricordare che i giudici contabili hanno evidenziato come nel 2025 le cure inevase siano arrivate a 110 mila da 85 mila che erano l’anno prima, come circa il 10% dei cittadini rinuncino a curarsi, come il tasso di mobilità passiva sia incrementato (cioè i marchigiani vanno fuori regione a curarsi) il che determina che “il saldo è peggiorato da meno 48,69 milioni del bilancio 2024 a meno 52,95 milioni del 2025”.
Giusto per memoria: sono soldi dei cittadini marchigiani che sono, per dirla alla napoletana, cornuti e mazziati: pagano le tasse per essere curati, poi si devono rivolgere ad altri ospedali e ripagano con le tasse il conto della trasferta! A dispetto dello stesso Acquaroli che sulla sanità ha costruito alla prima elezione. Che Calcinaro si curi solo di Fermo e Ascoli è nelle cose.
A fine anno si inaugura il nuovo ospedale di Fermo ad Ascoli c’è il massimo sforzo sulle case di comunità e si potrebbe dare un’occhiata a certi concorsi con un’informata di primari senza precedenti. Calcinaro accortosi che le liste d’attesa erano chilometriche ha preteso il lavoro anche domenicale degli specialisti, ha tolto alcuni paletti alle prestazioni, si è inventato l’overbooking che a detta dei medici è un disastro e ha raggiunto un risultato: ha aumentato le prestazioni di circa 75 mila visite in più tra marzo e luglio. Ma anche qui c’è un dato che suona d’allarme per Corsi e Marini e che non consente loro di opporsi a nessun disegno di Calcinaro: Macerata è ultimissima nello smaltimento delle liste d’attesa. Qualcosa vorrà dire? Al netto del fatto che ad Ascoli piovono primari e Fermo sale chirurgiche.
Non va trascurato che nel 2025 il Murri ha festeggiato il record d’interventi, 4686, e che da settembre 2025 è in funzione il robot chirurgico che è stato negato all’Ospedale di Macerata. A dimostrazione che è tra Fermo e Ascoli – data l’intangibilità di Torrette - che l’attuale assessore alla sanità vuole rafforzare il suo consenso e data la ristrettezza di risorse c’è la totale dimenticanza dell’ospedale di Macerata come nuovo polo d’eccellenza. Anzi c’è un costante peggioramento nell’assistenza e un deterioramento inesorabile della centralità del nosocomio. Tutto questo nel più totale silenzio di Sandro Parcaroli. Non deve essere stato informato che fare il Sindaco comporta oltre all’onere di fare pace con la lingua italiana il che lo pone in contrasto con il leghista, come lui, ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara che invece sull’italico idioma costruisce e giustamente un progetto di governo, anche quello di essere la prima autorità sanitaria del Comune. Ma ora avrà un capo di gabinetto – forse il sindaco si scorda ti tirare lo scarico e ha bisogno di questo ausilio? Chissà se per l’acquisto della carta igienica ci si conformerà al modello lucchetto; gara d’appalto al ribasso e immediata revisione prezzi in aumento - che potrebbe fargli notare che stanno svuotando le chirurgie a Macerata. Ma è solo l’ultimo episodio che dimostra l’assoluta ininfluenza di Macerata nelle politiche e nella gestione della Sanità.
Oddio anche Parcaroli è in preda alla sindrome del tertium non datur per cui si occupa più di sé (c’è chi dice che punti ad un seggio romano anche se i ridotti consensi della Lega lo rendono complicato) che della città. E questo forse non è necessariamente un male. Disse lo sventurato che se non avessimo avuto il nuovo ospedale entro il 2026 si sarebbe incatenato.
Lui gira libero, ma l’ospedale non solo non c’è, non ci sono proprio i presupposti. Tranne uno: l’abnorme e inspiegabile – in realtà a pensar male sarebbe spiegabilissimo - dimensionamento dell’area su cui dovrebbe sorgere l’ospedale. Si parla di 23 ettari, in realtà ne servono meno di 10 e cinque consiglieri – tra cui i due ex assessori Silvano Iommi e Laura Laviano – hanno chiesto perché fare un regalo ai privati espropriando così tanta area agricola quando non ve ne è necessità?
La Regione per togliere d’imbarazzo ha risposto: 9 ettari servono solo per le corsie, il resto – come ha sostenuto, e non se ne comprende il motivo, anche l’ex consigliere di minoranza del Pd ed ex sindaco Romano Carancini – per servizi, case d’accoglienza e via argomentando. Resta però che quella risposta è l’unico e ultimo atto sin qui compiuto dalla Regione sul nuovo ospedale di Macerata che pare il matrimonio di Renzo e Lucia: non s’ha da fare né domani né mai. Sandro Parcaroli – che appare sempre di più Sindaco a sua insaputa – prima o poi dovrà affrontare la mozione promossa da Iommi & Co che l’hanno sospesa in attesa del triangolare Comune-Provincia-Regione sull’ospedale e sarà complicato spiegare che faremo il grande nosocomio se di fronte al taglio delle chirurgie non ha detto un fiato. Così come sarà complicato per Francesco Acquaroli e per Fratelli d’Italia spiegare perché Paolo Calcinaro possa fare il bello e il cattivo tempo senza tener conto del peso dei territori. L’operazione è delicata: forse converrà affidarsi ai chirurghi di Fermo!

cielo sereno (MC)
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