Aggiornato alle: 14:00 Domenica, 28 Giugno 2026 cielo sereno (MC)
Politica Macerata

Telefoni roventi nella destra: l’ira di Acquaroli su Poletti

consiglio-comunale-macerata

Cantava  Domenico Modugno negli anni del boom, quando a Macerata si faceva lo struscio, i negozi erano pieni e brillavano invece delle lucette le insegne della Upim, “piange il telefono perché non voi votà, anche se dico Parca so già che non risponderà”.

Eh già: partenza in salita per la giunta della protervia leghista con un lunedì da alte tensioni in consiglio comunale. I cellulari sono roventi; il riscaldamento climatico c’entra poco perché i maggiorenti dei partiti che si sono fatti promotori di un governo cittadino a trazione leghista che esclude il centro e i cattolici stanno inseguendo quelli che in epoca di prima Repubblica si chiamavano peones, ma che guardando al secondo esecutivo Parcaroli sono dei consiglieri con titoli assai superiori di quelli di alcuni neo-assessori, certamente superiori alla coppia dei “consigliori” del Sindaco.

Nelle telefonate si passa dalle minacce alle blandizie, ma tutti hanno capito che una promessa di Sandro Parcaroli dura come un gatto in tangenziale. Perciò a conti fatti al Centrodestra mancano da 6 a 8 voti per far eleggere Francesco Luciani presidente del Consiglio Comunale. Il suo bis è stato messo in discussione della composizione della giunta che ha indispettito Macerata Unica (leggi Deborah Pantana) e Unione di Centro e scontentato moltissimi consiglieri di Fratelli d’Italia (lì si annida il maggior numero di franchi tiratori annunciati) di Forza Italia, ma si sa che anche un paio di consiglieri della Lega sarebbero pronti a impallinare Luciani.

I massimi strateghi della Sandropolitik (Mauro Lucentini e il consiglier di minoranza di Appignano) non hanno fatto i conti con i subentranti in consiglio! Dunque a conti fatti a Luciani mancano almeno tre voti da Fratelli d’Italia, due voti da Forza Italia, uno o due dalla Lega e i due delle liste del Centrodestra che pure hanno vinto le elezioni, ma sono state escluse dall’esecutivo. Domani alla prima seduta del Consiglio comunale gli assessori (che non votano per il presidente del Consiglio tranne il Sindaco) arriveranno con il pallottoliere, il pubblico con i pop corn. Del resto per alcuni cabalisti il 17 non è un numero fortunatissimo. Si starà a vedere. Ma come conseguenza di questa giunta annunciata di destra destra non c’è solo il voto su Luciani, ci sono ripercussioni che vanno ben al di là del perimetro del Consiglio comunale e investono direttamente la Regione e la Curia.

Oltre ad avere un riflesso politico importante che dimostra come i cosiddetti “registi” della politica locale abbiano la vista assai corta. Se si pigliano a riferimento i sondaggi nazionali emerge prepotente la considerazione che sacrificare il Centro (soprattutto con un Roberto Vannacci rampante) per la destra è sconfitta sicura, ma guardando ai risultati elettorali di Macerata si scopre che Sandro Parcaroli disubbidendo alla giusta indicazione di Francesco Acquaroli che raccomandava un esecutivo composto da 3 di Fdi, 2 della Lega, 2 di FI e un assessore ciascuno dei partiti di centro ha dato vita a una giunta di minoranza. I tre partiti rappresentati in giunta assommano infatti al 38,6% dei voti raccolti nelle scorse comunali, il campo di Centrosinistra vale il 41,7% in senso stretto, l’area anti-Parcaroli assommando Sigona, Orioli e Ripa sale al 49,8%. Quelli che Parcaroli ha lasciato fuori dalla porta (Udc 2,99% e Popolari 1,6) sono quelli che lo hanno fatto vincere e che se in Consiglio comunale si mettono di traverso aggregando attorno a sé tutto il dissenso non lo faranno governare. Di questo il Sindaco è stato avvertito direttamente da una telefonata di Maurizio Lupi, segretario nazionale di Noi moderati, rispetto a cui pare il primo cittadino abbia fatto spallucce.

Vedremo domani quali saranno le conseguenze. Che invece già ci sono e pesanti in Regione e in Curia. Da quel che trapela Francesco Acquaroli – si parla di un’animata discussione una settimana fa ai 50 anni di Eurosuole tra lui e Mauro Lucentini: sarebbero volate parole grosse – è talmente scontento che starebbe pensando di mandare a casa Renato Poletti, il suo capo di gabinetto arrivato in sostituzione di Fabio Pistarelli che, sostengono le malelingue, contempla questo spettacolo dei politici maceratesi dilettanti allo sbaraglio con malcelata soddisfazione. Poletti – nonostante il cognome non è parente del fu cardinale grande tessitore di vicende curiali all’ombra di papa Paolo VI, ma spesso tirato in ballo anche per il caso di Emanuela Orlandi visto che fu lui ad autorizzare la sepoltura del capo della banda della Magliana De Pedis nella cattedrale di Sant’Apollinare – ha mancato l’appuntamento proprio con la curia di Macerata.

Secondo Acquaroli non è stato capace di tenere a freno le aspirazioni di don Gianluca Merlini che avrebbe dirottato tantissimi voti sulla Lega contro le opinioni del medesimo vescovo. Su Merlini ci sono adesso voci di possibile trasferimento ad altro incarico in atra diocesi, ma nessuno sa la verità sul destino del mago delle preferenze Merlini. Una cosa è sicura nella Fondazione Bandini che è servita a Poletti per scalare l’ufficio in Regione l’esclusione dei centristi cattolici dalla giunta è stata vissuta come uno schiaffo e tutto il volontariato cattolico è in subbuglio. Ma sul (forse) capo di gabinetto della Regione c’è un altro appunto. Si sa che Francesca D’Alessandro che ha stracciato tutti in fatto di preferenze, segno evidente che gli elettori ne hanno riconosciuto la capacità e la dedizione, voleva l’assessorato alla cultura oltreché l’incarico di vicesindaco che si è conquistata per meriti.

Ebbene pare che Poletti nella trattativa con Merlini – sono tornati i tempi del Papa re quando il legato pontificio decideva i destini della città da piazza Strambi e sembra che questo il vescovo a Merlini non sia disposto a perdonarlo  - piuttosto che portare avanti le indicazioni ricevute da Francesco Acquaroli abbia tutelato le indicazioni ricevute da Katiuscia Cassetta (non si è ripresentata per evitare il giudizio degli elettori) di nominare Lorella Benedetti assessora alla cultura per stoppare proprio la D’Alessandro con la quale la Cassetta non ha mai avuto rapporti idilliaci. Poletti che nel curriculum si vanta di avere ottimi rapporti col Vaticano sarebbe stato sensibilizzato a prestare attenzione alle istanze della Cassetta proprio da ambienti curiali. La Benedetti assicurerebbe una totale continuità con le scelte della fu assessora preferita da Parcaroli e si vocifera infatti che nonostante la sua assoluta fedeltà a Fratelli d’Italia l’esattora (questo è il nomignolo che hanno già dato alla neo responsabile dalla cultura perché proviene dall’Agenzia delle Entrate) sia il quarto assessore d’influenza leghista. Ebbene questa manovra potrebbe costare il gabinetto regionale a Poletti.

Si apre invece la partita del gabinetto comunale che è il piano B. Qualora infatti Luciani non passasse – anche per evitare un inevitabile scontro in Regione col potentissimo assessore Paolo Calcinaro promotore della lista dove l’ex presidente del Consiglio comunale si è presentato – gli si dovrebbe offrire un assessorato e l’unico che potrebbe cederlo è Giuseppe Romano che però il sindaco è obbligato a compensare lautamente. Con Romano Parcaroli le promesse deve rispettarle! Per il titolare del negozio di camicie si era già prospettata l’ipotesi di fargli fare il city manager, ma purtroppo questo signore non ha i titoli. Così verrebbe messo nel gabinetto del Sindaco con emolumento congruo. Staremo a vedere se domani in Consiglio comunale i “franchi” tireranno lo scarico!

Picchio News
Il giornale tra la gente per la gente.
Copyright © 2020 Picchio News s.r.l.s | P.IVA 01914260433
Registrazione al Tribunale di Macerata n. 4235/2019 R.G.N.C. - n. 642/2020 Reg. Pubbl. - n. 91 Cron.
Registration Login
Sign in with social account
or
Lost your Password?
Registration Login
Registration
Comuni