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Emanuele Filiberto di Savoia, il volto inedito di un principe tra ricordi d'infanzia, beneficenza e verità storica (FOTO)

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PORTO RECANATI - Siamo all'Abbazia di Santa Maria in Potenza a Porto Recanati. Questa sera la storia millenaria di una dinastia si spoglia della rigidità dei protocolli per farsi condivisione. Accolti dal calore dei padroni di casa, Stefano Rossi e Franca Ottaviani, ci si ritrova immersi in un'atmosfera sospesa tra passato e presente.

L'occasione è nobile: un gran gala di beneficenza in favore dell'Opera Nazionale di Assistenza per gli Orfani dei Militari di Carriera dell'Esercito, organizzato dalla Sezione Giovanile della Guardia d'Onore alle Reali Tombe del Pantheon.

A catturare lo sguardo è l'ospite d'onore: il Principe Emanuele Filiberto di Savoia. Si muove tra la gente con la compostezza innata che il suo nome esige, eppure nei suoi occhi brilla la luce di una visione ampia, uno spirito allegro e aperto che sorprende chi si aspetta la freddezza di un blasone.

Nato a Ginevra e rimasto lontano dall'Italia fino al 2002, Emanuele Filiberto non nasconde l'amore per il suo Paese: "È stato difficile mantenere la distanza da esiliato", confessa. Mentre lo dice, lo sguardo si fa intenso, velato da una dignitosa nostalgia. Poi il ritorno in Italia, la televisione, i reality e la vittoria a "Ballando con le stelle", che lo hanno fatto conoscere al grande pubblico.

Oggi quell'esposizione mediatica si è trasformata nel carburante per una missione di beneficenza internazionale, che lo vede impegnato in numerose iniziative anche fuori dai confini italiani.

Parlando, gli si illuminano gli occhi quando ricorda con orgoglio i quattro campionati del mondo di sci nautico vinti dalla madre Marina Doria. Alla domanda su quale sia il suo Daimon, ovvero il talento per cui sente di essere nato, risponde con una battuta: "Non ho un Daimon!". Poi racconta che da bambino avrebbe voluto fare l'astronauta.

Uomo eclettico, ha trovato la sua voce anche nella scrittura. Parla con affetto del libro dedicato alla nonna paterna Maria José, passata alla storia come la "Regina di Maggio", nel quale ripercorre i ricordi dell'infanzia trascorsa con lei durante l'esilio in Svizzera. Un soprannome nato dal fatto che Maria José fu regina consorte d'Italia per appena un mese, dal 9 maggio al 13 giugno 1946, tra l'abdicazione di Vittorio Emanuele III e la proclamazione della Repubblica.

Il momento più politico della serata arriva quando il Principe prende la parola davanti agli ospiti. Il riferimento è alle celebrazioni per gli 80 anni della Repubblica.

"Nel 2026 sono stati celebrati gli ottant'anni della Repubblica con cerimonie, convegni e molta retorica - afferma Emanuele Filiberto -. Noi cittadini leali e rispettosi osserviamo tutto con dignità istituzionale. Ma attenzione: il rispetto non significa il silenzio. Abbiamo il dovere di ricordare una verità storica che troppi vorrebbero occultare: se la Repubblica compie ottant'anni, il Regno d'Italia è durato 85. Senza la lungimiranza di Casa Savoia, senza lo Statuto Albertino, senza il Parlamento, senza il sacrificio dei nostri soldati dall'Isonzo al Piave, noi oggi non avremmo un Paese unito da celebrare".

Il Principe rivendica quindi una lettura più ampia della storia italiana: "La nostra non è nostalgia, ma amore per la verità, senza tacere ombre e responsabilità. Come sapete, io non ho mai esitato a condannare in modo netto le infamie di un ventennio; ma l'errore di una stagione non può cancellare la grandezza di un secolo e mezzo di storia. La Patria è nata prima, ed è nata con Casa Savoia".

L'immagine che emerge è quella di un uomo che ha saputo fare pace con il proprio passato, trasformando il peso e l'onore di un cognome storico in uno stimolo rivolto alle nuove generazioni. Un concetto che sintetizza con una frase: "Il futuro non si aspetta, ma si conquista".

 

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