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Economia Macerata

Emergenza plastica, il Cosmari verso il tutto esaurito: “Evitare costosi trasferimenti fuori regione”

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La crisi nazionale ed europea del riciclo della plastica comincia a farsi sentire anche nel Maceratese e rischia di avere conseguenze sulla gestione della raccolta differenziata. Il problema nasce dalla crescente difficoltà di trovare sbocchi di mercato per la plastica raccolta e selezionata, condizionata da una domanda debole, dagli elevati costi di lavorazione e dalla concorrenza della plastica vergine, anche di provenienza extraeuropea, spesso disponibile a prezzi più competitivi.

Le difficoltà del mercato stanno producendo effetti sull’intera filiera. Corepla, il Consorzio nazionale per il recupero degli imballaggi in plastica, ha ridotto la frequenza dei ritiri del materiale già selezionato e pressato. Di conseguenza, le ecoballe restano più a lungo negli impianti, occupando progressivamente gli spazi disponibili per lo stoccaggio.

Una situazione che nelle ultime settimane è diventata particolarmente evidente anche nel territorio maceratese, dove il Cosmari ha segnalato il progressivo esaurimento della propria capacità di stoccaggio. Se il sistema non dovesse tornare rapidamente alla normalità, il rischio è che la difficoltà di smaltire il materiale accumulato possa arrivare a ripercuotersi sulla raccolta della plastica nei Comuni.

Tra le ipotesi per fronteggiare temporaneamente l’emergenza c’è il trasferimento del materiale in eccesso verso impianti di termovalorizzazione dell’Emilia-Romagna. Una soluzione che consentirebbe di liberare spazio negli impianti, ma che avrebbe inevitabilmente un costo maggiore, legato soprattutto al trasporto e alla gestione fuori regione. Un aggravio che potrebbe finire per incidere sui piani economico-finanziari del servizio rifiuti e, di conseguenza, sulla Tari.

È proprio per evitare questo scenario che Cna Macerata chiede di valutare con urgenza la possibilità di consentire al Cosmari, in via temporanea e nel rispetto di tutte le condizioni di sicurezza, di aumentare la quantità di ecoballe stoccabili nei propri spazi.

«Dobbiamo impedire che una crisi della filiera nazionale del riciclo si trasformi nell’ennesimo aumento a carico del nostro territorio – afferma il presidente di Cna Macerata Simone Giglietti –. La Tari rappresenta già una voce molto pesante per le famiglie e ancora di più per tante attività economiche. Se esiste la possibilità di gestire temporaneamente maggiori quantitativi di materiale negli spazi del Cosmari, naturalmente garantendo tutte le condizioni di sicurezza, crediamo sia una strada da percorrere rapidamente».

Per Giglietti, infatti, il ricorso a trasferimenti fuori regione dovrebbe essere valutato come extrema ratio: «Non possiamo accettare che per liberare i magazzini si scelga automaticamente la soluzione più costosa e che alla fine il conto venga presentato, come troppo spesso accade, a cittadini e imprese».

Secondo Cna Macerata, la vicenda pone anche un problema di credibilità dell’intero sistema della raccolta differenziata. Da anni cittadini, imprese e amministrazioni vengono invitati a migliorare quantità e qualità della differenziazione dei rifiuti, un’attività che richiede organizzazione, investimenti e costi per il servizio. Se, una volta raccolta e selezionata, una parte della plastica viene destinata alla termovalorizzazione perché il mercato del riciclo non riesce ad assorbirla, il rischio è quello di indebolire la fiducia nel sistema.

«Alle persone chiediamo ogni giorno attenzione, responsabilità e impegno nel separare correttamente i rifiuti – sottolinea Giglietti –. Se poi quel materiale, dopo essere stato raccolto separatamente e selezionato, deve essere trasportato per centinaia di chilometri e avviato a termovalorizzazione, mandiamo ai cittadini un messaggio difficile da spiegare».

La richiesta, quindi, è che l’eventuale ricorso alla termovalorizzazione rimanga una misura eccezionale e temporanea, in attesa di una soluzione strutturale alle difficoltà della filiera.

Per Cna, infatti, l’emergenza attuale rende ancora più evidente la necessità di intervenire sulle cause economiche che stanno mettendo sotto pressione il settore del riciclo. Tra le priorità indicate dalla Confederazione ci sono la creazione di un mercato più solido per le materie prime seconde, incentivi al loro utilizzo, sostegno agli investimenti delle piccole imprese nell’economia circolare e una semplificazione delle norme che ancora ostacolano il recupero e il riutilizzo dei materiali.

L’obiettivo è rendere più conveniente il ricorso alle materie prime seconde rispetto a quelle vergini, favorendo così lo sviluppo di una filiera del riciclo capace di assorbire e valorizzare i materiali provenienti dalla raccolta differenziata. Per Cna, inoltre, le nuove regole sulla responsabilità dei produttori dovranno tradursi in risultati ambientali concreti e non semplicemente in nuovi costi per imprese e consumatori.

La questione, dunque, non riguarda soltanto la gestione dell’emergenza attuale, ma la tenuta dell’intero modello dell’economia circolare. «La raccolta differenziata è soltanto il primo anello della catena – conclude Giglietti –. Perché l’economia circolare funzioni davvero, ciò che recuperiamo deve tornare ad avere un valore economico e trovare un mercato».

Una sfida che, secondo Cna, richiede interventi strutturali: «È qui che occorre intervenire, rendendo le materie prime-seconde competitive rispetto a quelle vergini e aiutando le imprese che investono nel recupero e nel riutilizzo. Cna lo sostiene da tempo: senza una politica industriale del riciclo rischiamo di avere cittadini sempre più bravi a differenziare e un sistema produttivo che, paradossalmente, non riesce più a utilizzare ciò che raccogliamo».

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