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Curiosità Civitanova Marche

Civitanova, Lucia Lattanzi racconta il Jamboree: "L'esperienza più emozionante come scout"

Civitanova, Lucia Lattanzi racconta il Jamboree: "L'esperienza più emozionante come scout"

Lucia Lattanzi, 16enne di Civitanova Marche, ha preso parte questa estate al World Scout Jamboree in West Virginia. A distanza di qualche mese racconta sulle colonne di Picchio News la sua indimenticabile esperienza.

Immaginate di essere in una riserva naturale, e di parlare, passando, con persone che vivono dall’altra parte del mondo, immaginate di cantare o semplicemente scambiarvi qualche battuta o sorriso con loro; ma partiamo dal principio. 

Sono Lucia, ho 16 anni, sono una scout del gruppo AGESCI Civitanova Marche 2, e durante lo scorso anno ho affrontato il percorso che mi ha poi portato alla più emozionante esperienza vissuta fino ad ora: il World Scout Jamboree 2019, letteralmente “marmellata di ragazzi”, un incontro mondiale che si svolge ogni quattro anni in posti diversi del mondo e al quale partecipano una selezione di ragazzi provenienti da ogni nazione, al fine di promuovere la fratellanza, la pace e la condivisione dei valori che rendono uno scout ciò che è.

Nel corso dell’anno scolastico sono stati creati i reparti che sono poi partiti alla volta del West Virginia; il mio reparto è quello composto da 36 ragazzi e 4 capi adulti marchigiani, e si chiama Ponte di Fermignano.

Ogni regione ha avuto infatti il nome di un ponte: Jamboree è unione, e niente potrebbe rappresentarla meglio;  proprio per questo il simbolo del contingente italiano è stato il ponte di Leonardo da Vinci, che si sorregge grazie all’incastro dei pali che lo compongono, senza bisogno di legature o chiodi, come accade al ponte formato dai tanti fratelli provenienti dalle parti più disparate del mondo, che viene sorretto dalla condivisione. 

Durante l’estate il Jamboree si è tenuto alla Summit Bechtel Reserve, in West Virginia, negli USA tra la fine di luglio e i primi giorni di agosto e vi hanno partecipato circa 50.000 persone.

Dopo un anno di incontri, senza rendersene neanche conto, era arrivato il fatidico giorno, o per meglio dire  notte, della partenza: era il 23 luglio 2019, ci aspettavano due autobus e due aerei prima dell’arrivo alla tanto sognata Summit Betchel Reserve, in West Virginia e il mio cuore, felice e emozionato, viaggiava a mille chilometri orari, impaziente di essere travolto da tutte le emozioni del Jamboree. Passate 32 ore dalla partenza e finalmente arrivati al campo, alle 3 di notte e sotto la pioggia incessante, abbiamo trovato una piacevole accoglienza, in stile scout: i vicini americani avevano già montato i nostri due tendoni e grazie a loro, nonostante la stanchezza, siamo riusciti a montare le tende per andare a riposare.

Questa notte, però, è durata ben poco, perché dopo 3 ore eravamo nuovamente in piedi, emozionati e curiosi di scoprire il Jamboree. Trascorsa velocemente la giornata, era giunta l’ora della “Opening Ceremony”, che si è svolta il 24 luglio nella grande arena naturale della riserva; non dimenticherò mai questa serata: vedere così tanti scout in un solo posto e percepire la vicinanza a gente mai vista prima è stato davvero emozionante e commovente, perché le differenze non erano un ostacolo, nessuno si curava dell’aspetto bizzarro che avevi ma di quello che eri, nessuno giudicava senza prima conoscere. Non c’erano muri ma solo ponti.

Facendo attività sempre diverse, andando a fare spesa, parlando e facendo amicizia, le giornate volavano alla Summit Betchel Reserve; e dire che non si può esprimere a pieno con le parole la sensazione di fratellanza che si prova camminando tra un’attività e l’altra e condividendo canzoni, sorrisi, abbracci, conversazioni, risate, cibo e abiti con persone solo apparentemente sconosciute sembra scontato ma è realmente così.  Se ripenso a quelle calde e impegnative giornate mi vengono in mente i volti di Lisa, Carlton e Edmundo, perchè durante al Jamboree si capisce cosa significa fratellanza: i soli dieci minuti trascorsi durante una fila o l’attesa per qualche attività insieme a qualcuno prima di allora sconosciuto sono indimenticabili.

Il fondatore dello scoutismo, Sir Robert Baden Powell, istituì il WSJ al fine di rendere fratelli uniti tutti gli scout, di abbattere ogni pregiudizio e ostilità e di promuovere la pace. Ogni giorno al Jam era felice: guardandosi intorno non si riusciva più di tanto ad essere tristi e chiusi in sé stessi, si poteva trovare in ogni momento occasione di divertimento e di crescita al tempo stesso.

Una giornata particolarmente emozionante è stata quella del 29 luglio, quando si è tenuta la cerimonia interreligiosa “Scouts’ Own”, un momento di riflessione senza influenza religiosa, a seguito del quale è stato realizzato il record del simbolo della pace composto più grande al mondo, ed è stata cantata “Take me home, Country Roads” di John Denver, che veniva spesso intonata da molte persone tra un tragitto e l’altro. 

Passati i giorni veloci come la luce, alla cerimonia di chiusura, dopo le ore passate tra spettacoli pirotecnici e cantanti, era giunto il momento più importante, che ricorderò per sempre, quando, dopo l’annuncio della fine del 24° Jamboree Mondiale, io e gran parte del reparto, vedendo quell’immensa folla colorata andarsene verso i rispettivi sottocampi, abbiamo condiviso abbracci, sorrisi e lacrime di commozione; eravamo felici e tristi allo stesso tempo, sapendo che tutto quello, che lì era normalità, stava per finire, e che sarebbe stato il momento di tornare a casa, dove avremmo dovuto noi stessi cercare di ricreare tutto ciò che avevamo vissuto.

Durante questa esperienza di due settimane ho capito quanto puro e incondizionato può essere il sentimento di felicità vicino a un fratello: ho provato sensazioni a me neanche immaginabili: una calma mista a tumulto di gioia, emozione, amore, condivisione, indescrivibile sotto ogni punto di vista e attraverso ogni mezzo. Ho capito che questo sentimento è quello che dovrebbe alimentare gli animi di tutti, perché rende chi lo prova felice, nel più profondo e vero senso della parola. 

Ora per me fratello è chiunque con cui io provi felicità e con cui possa condividere qualcosa senza troppi pensieri, ma solo con cuore puro. Ricordando i momenti passati a cantare la canzone di John Denver penso che è proprio in quelle “Country Roads” che ho visto cosa l’umanità è capace di fare.

 

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