“Il nostro onore si chiama fedeltà”: a Montecosaro la storia di Ordine Nuovo nel libro di Loredana Guerrieri
Si è svolto ieri sera, nella casetta di legno “Cavalieri” di Montecosaro, l’incontro dedicato alla presentazione del libro “Ordine Nuovo. Il nostro onore si chiama fedeltà” di Loredana Guerrieri, pubblicato da Futura Editrice con la prefazione di Valerio Renzi. L’iniziativa, organizzata dal Laboratorio di Idee di Montecosaro, ha visto la partecipazione dell’autrice e l’intervento di Reano Malaisi, vicepresidente dell’associazione.
Il volume propone un’analisi storica del movimento Ordine Nuovo, ricostruendone la vicenda dagli inizi degli anni Cinquanta fino alla metà degli anni Settanta, in una fase caratterizzata dalle profonde trasformazioni politiche italiane e dalla contrapposizione ideologica della Guerra fredda.
Guerrieri, dottore di ricerca in Storia politica contemporanea all’Università di Macerata, studiosa del neofascismo italiano e dell’estrema destra europea del Novecento, ha illustrato il percorso di un’organizzazione nata nei primi anni Cinquanta come centro studi interno al Movimento Sociale Italiano e successivamente separatasi dal partito nel 1956. Un rapporto complesso, segnato da momenti di distanza e da tentativi di ricomposizione, fino al rientro nell’area del Msi nel 1969.
Nel corso dell’incontro è stato approfondito il profilo politico e culturale di Ordine Nuovo, movimento neofascista ispirato alla filosofia della Tradizione di Julius Evola e caratterizzato da una visione nazional-rivoluzionaria contraria al sistema democratico e partitico. Un’organizzazione che, come evidenziato nel libro, guardava non soltanto all’esperienza fascista storica, ma anche a suggestioni provenienti dall’ambiente dell’estrema destra europea e dal nazionalsocialismo.
Il volume analizza il movimento attraverso documenti di polizia, riviste e materiali prodotti dagli stessi militanti, ricostruendo il percorso di una realtà che visse il paradosso di essere “fascista in democrazia”, oscillando tra il tentativo di partecipazione politica e le derive più radicali che portarono una parte degli aderenti verso la clandestinità, fino allo scioglimento del gruppo nel 1973.

Particolare attenzione è stata dedicata anche al significato del motto “Il nostro onore si chiama fedeltà”, espressione ripresa dalle SS naziste e utilizzata dal movimento come simbolo di appartenenza e continuità ideale con il mondo dei vinti di Salò, che rivendicavano il legame con un passato considerato fondativo della propria identità politica e culturale.
Durante l’incontro si è parlato anche degli anni della tensione politica e delle vicende legate agli anni di piombo, comprese le discussioni sulle connessioni tra alcuni ambienti dell’estrema destra e il terrorismo nero. Tra gli argomenti affrontati anche il rapporto con il Movimento Sociale Italiano, la concezione dell’Europa e l’evoluzione del pensiero della destra radicale.
Nel confronto con il pubblico è stato affrontato anche il tema dei possibili collegamenti con la destra contemporanea. Secondo l’autrice, le connessioni dirette con Ordine Nuovo sono oggi limitate, anche se alcuni esponenti della politica attuale possono talvolta richiamare simboli e linguaggi appartenuti a quella stagione, anche senza una piena consapevolezza delle origini storiche.

cielo sereno (MC)
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