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Cronaca Macerata

"Non si emettono sentenze per compiacere il popolo: Oseghale non ha ucciso Pamela": l'arringa della difesa

"Non si emettono sentenze per compiacere il popolo: Oseghale non ha ucciso Pamela": l'arringa della difesa

Quella di oggi è l'ultima udienza del processo che vede imputato Innocent Oseghale, davanti alla Corte d'Assise del Tribunale di Macerata, per l'omicidio di Pamela Mastropietro, prima del 29 maggio, giorno in cui verrà pronunciata la sentenza definitiva di primo grado nei confronti del 30enne nigeriano.

In aula, questa mattina, i due difensori di Oseghale, i legali Umberto Gramenzi e Simone Matraxia, hanno presentato la loro arringa di difesa dopo che, nell'udienza di mercoledì scorso, il Procuratore Giovanni Giorgio, il pm Stefania Ciccioli e le parti civili Mastropietro, Villa Potenza e Comune di Macerata hanno chiesto l'ergastolo per l'imputato.

Non ci è piaciuto il richiamo dell'operato dei difensori che non hanno fatto altro che il loro lavoro in maniera onesta. Siamo stati i primi a non voler dilungare il procedimento e non abbiamo fatto perdere tempo alle indagini. Non tollero il sindacato sulle nostre scelte difensive" - inizia con uno sfogo l'arringa di Simone Matraxia, uno dei due legali di Innocent Oseghale.

"Spetterà a me ricostruire il reato di violenza sessuale sotto il profilo del movente e della sussistenza e poi l'omicidio sotto il profilo medico legale - ha continuato il legale -. L'iter di questo processo è stato ondivago, incerto e dubbioso, fatto di improvvise accelerazioni e altrettante retromarce: un quadro probatorio che destra incertezza e fatto di un forte clamore mediatico. Un valore mediatico dato dalla morte assurda, drammatica e incomprensibile e dalla nazionalità dei soggetti implicati: tutto ha alimentato in maniera spropositata la vicenda per consegnare alla giustizia e all'opinione pubblica i responsabili. Tutto ciò non ha giovato alla verità sostanziale in un'ottica di forsennata ricerca del colpevole."

"A ciò si aggiunge l'irruzione di soggetti di spessore criminale che si sono anche vantati di ciò che hanno commesso: mi riferisco al Signor Vincenzo Marino, un mitomane e un protagonista. È difficile quindi collegare l'imputato all'omicidio dando rilievo a tali soggetti come portatori di verità, ce lo insegna il processo Meredith - ha continuato Matraxia che, rivolgendosi alla Corte ha proseguito -: mi auguro che la valutazione di Marino venga considerata pari a zero."

"La droga è stata ceduta da Desmond Lucky con un contributo concorsuale dell'imputato e questo ce lo dimostrano le intercettazioni - prosegue Matraxia -: le stesse parlano di 'droga- veleno, di una cosa non buona'."

"Nessuno era presente quando tutto è successo e quindi non potremmo mai ricostruire ciò che è accaduto - le parole del legale della difesa -. In tre casi su quattro (tre presso il Gip di Macerata e uno presso il Tribunale delle Libertà di Ancona) il reato di violenza sessuale nei confronti dell'imputato è stato respinto."

Matraxia ha poi proseguito "è indispensabile un’operazione mentale per valutare serenamente ciò che è accaduto: mettete da parte quelle immagini che sono state proiettate in aula perché non sono collegate al reato di omicidio, non vanno collocate nella dinamica omicidiale ."

Secondo la difesa, non c'è stata nessuna violenza sessuale. "Non risulta che nessuno dei condomini abbia sentito urla o grida di colluttazione - ha continuato -. Inoltre non c'è automatismo tra lo stato di inferiorità psichica di un soggetto e il dissenso. Nessuno ha dimostrato il rapporto in casa e, anche fosse, chi può dire che non era consensuale? Il rapporto sessuale è avvenuto ai Giardini Diaz nelle modalità riferite dell'imputato, non lo neghiamo. Ma non c'è stata violenza sessuale."

"Siamo davanti a una ipotesi accusatoria che viene meno sia probatoriamente, sia collegata a una illogicità di fondo, nonché da assenza totale di elementi certi. Per forza deve esserci un antecedente logico penalmente rilevante? - la domanda di Matraxia - O forse perché non c'è una spiegazione vogliamo dare questa? Qui non c'è stato nulla di logico. Accetto un giudizio, ma che sia fondato su verità scientifiche, non sulle testimonianze di Desmond, Awelima o Marino."

Matraxia è poi passato alle due lesioni C e D, rispettivamente di 10 e 1,5 centimetri, inferte nella zona parietale destra del corpo di Pamela Mastropietro. "La scienza è affidata all'uomo, la medicina non è quindi una scienza esatta - ha esordito il legale -. Non c'è una robustezza sulla vitalità delle lesioni e la colpevolezza dell'imputato deve essere comprovata oltre ogni ragionevole dubbio."

Matraxia ha successivamente esposto i dubbi della difesa "sull'utilizzo dei marcatori e sul fatto che siamo davanti a lesioni da taglio. Una lesione inferta con una certa forza dovrebbe causare una ferita viscerale che qui non c 'è. Lo stesso Cingolani dà una informazione molto importante: la coltellata è stata inferta senza una energia di scorrimento rilevante."

In conclusione "il fatto storico è certamente riconducibile all'imputato, ma l'evento morte no; lo stesso movente deve essere perseguito. La violenza sessuale non sta in piedi, a mio avviso, né dal punto di vista logico né giuridico; le coltellate sono state inferte senza energia vincolante; non si sono uditi lamenti o grida che facessero pensare a una colluttazione; la vitalità delle ferite è minata da quanto esposto da Bacci; la Procura ha condiviso, inizialmente, una richiesta di supplemento istruttorio. Come facciamo a dire per certo che Innocent Oseghale ha ucciso Pamela? Non si emettono sentenze né per compiacere il popolo né i mass media."

Gramenzi ha poi continuato l'arringa della difesa incentrandosi sul teste Vicenzo Marino. "Marino vuole essere riammesso al programma di protezione: è questo l'intento che lo muove. La sua figura è inattendibile e lui mente spudoratamente." Il legale di Oseghale ha poi parlato della violenza sessuale che viene contestata all'imputato: "lo stato di ebrezza o l'essere sotto l'effetto di sostanze stupefacenti non incide sul consenso e la versione più corretta e coerente data fino a oggi è quella di Oseghale. Il fatto che Pamela volesse andare via dall'abitazione dell'imputato è un'invenzione giuridica" - ha continuato Gramenzi.

"Ci sono poi evidenze processuali che ci dimostrano che la ragazza possa essere morta per overdose - ha continuato l'avvocato -.Sui 300 microlitri di sangue andava fatta una indagine mirata per scoprire il quantitativo di eroina perché erano sufficienti. Quelli eseguiti di Froldi sono calcoli indiretti, fatti per via indiziaria, che non si usano più. Lui dice di aver ricavato il quantitativo di morfina che c'era nel sangue della vittima dall'umor vitreo secondo la letteratura; ma la comunità scientifica non riconosce affatto questo tipo di calcolo. Quello che noi contestiamo è quindi la metodica. In conclusione l'indagine elisa è buona ma non ha valore legale anche perché la sostanza, si è detto, era stata metabolizzata ma non neutralizzata."

Gli avvocati della difesa hanno chiesto l'assoluzione per i reati di omicidio e violenza sessuale e il minimo della pena per i reati di vilipendio, distruzione e occultamento di cadavere (chidendo che l'occultamento venga assorbito dalla distruzione di cadavere). La difesa ha infine richiesto un accertamento istologico sulle ferite: i guidici comunicheranno la loro decisione nella prossima udienza.

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