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La solitudine dei numeri primi, si muore soli per “riservatezza”: il caso della famiglia Canullo

La solitudine dei numeri primi, si muore soli per “riservatezza”: il caso della famiglia Canullo

“Anche questa volta non sarebbe arrivato nessuno. Ma lei non stava più aspettando” ( cit. dal libro “ La solitudine dei numeri primi)

“La solitudine dei numeri primi” è il titolo di un romanzo di Paolo Giordano che ha ricevuto i Premi Strega e Campiello.

Metaforicamente, i numeri primi parlano di solitudine, poiché sono numeri che sono divisibili solo per se stessi o per uno.

Una casa. Un nucleo familiare come tanti,  composto da padre e madre anziani e figlio. Una famiglia riservata e schiva. Benestante. I genitori anziani, la signora allettata a seguito di un ictus, il figlio 54enne che , a seguito di un grave incidente avvenuto anni fa, aveva difficoltà di deambulazione.

L’allarme lanciato  da una parente di Milano che da tempo provava a mettersi in contatto con loro ha sollecitato l’intervento dei Vigili del Fuoco : dopo aver sfondato la porta, la terribile scoperta.

Sono stati ritrovati in avanzato stato di decomposizione. Il decesso  parrebbe risalire  ad alcuni mesi fa, secondo i primi accertamenti della Mobile ed i rilievi della Scientifica. Siamo a Macerata, una piccola provincia dell’entroterra marchigiano, dove tutti si conoscono. Questa non è la storia di un libro. E’ una storia reale, di cui oggi tutti parliamo con tristezza e stupore per il tam tam mediatico che ha avuto.

Di cosa parliamo ? Di una triste notizia di cronaca? In gioco c’è molto di più. Parliamo di una società oramai estremamente individualista, che sta perdendo tutto ciò che di buono c’era dell’ essere “Comunità”.

Complice la pandemia, i lockdown? Gridavamo a gran voce solo un anno fa l’importanza  dei “riscoperti”  valori dell’amicizia, dei rapporti umani, della famiglia...Quanta disperazione per  l’impossibilità di incontrare i nostri anziani, i nonni, a causa del lockdown...

Spiegazioni ? Giustificazioni? Contano i fatti. A Macerata un’intera famiglia è morta nel silenzio, senza disturbare. E senza chiedere aiuto, nonostante solo l’anziano padre di famiglia potesse attualmente occuparsi di portare avanti il menage familiare in tutto l’occorrente.

“Riservati”, dicono tutti,  “poco inclini alle confidenze”..  Una colpa? Un’ altra giustificazione? E se significasse “ chiusi dignitosamente nel loro dolore, nella loro vita difficile”, ciò è sufficiente per non accorgersi dell’assenza prolungata di un’intera famiglia o di un uomo che è l’unico ad uscire per fare la spesa?

Forse la riflessione più sana da fare è quella su noi stessi e sulla “ non attenzione”  che poniamo “ nel riuscire a captare i bisogni legati all’isolamento sociale”, per usare le parole del sindaco  Parcaroli, che ha evidenziato l’aumento delle situazioni  di solitudine e fragilità.

Siamo interconnessi con tutto il mondo nella velocità di un click, abbiamo la possibilità di fare “ amicizia”  con tutto il mondo. Ma i nostri vicini di casa, i nostri conoscenti muoiono silenziosamente per “eccesso di riservatezza”.

 

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