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Cinghiali, da problema a risorsa: nel Maceratese nasce una nuova filiera della selvaggina

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Il cinghiale da problema a risorsa per il territorio: è questo l'obiettivo dell'accordo sottoscritto nel Maceratese tra Coldiretti, le associazioni agricole, gli Ambiti Territoriali di Caccia Macerata 1 e Macerata 2 e Urca Marche, l'associazione ambientale che gestisce il Centro di Lavorazione della Selvaggina di Caccamo.

Un'intesa definita innovativa, la prima di questo genere nelle Marche, che punta a cambiare l'approccio alla gestione del cinghiale. Non più soltanto una specie da contenere per limitare i danni alle coltivazioni, ma una risorsa economica, ambientale e alimentare da inserire in una filiera controllata e tracciata.

L'obiettivo è aumentare la disponibilità di carne di selvaggina locale destinata ad agriturismi e ristorazione, garantendo contemporaneamente la sicurezza sanitaria delle carni e un maggiore controllo della popolazione selvatica.

Un patto tra agricoltori, cacciatori e ambientalisti

"Per costruire una convivenza equilibrata tra fauna selvatica e agricoltura occorre cambiare prospettiva", sottolinea David Donninelli, direttore di Coldiretti Macerata.

Secondo Donninelli, il cinghiale può rappresentare un'opportunità per tutti gli attori coinvolti: per gli agricoltori, attraverso una gestione più efficace della popolazione e la conseguente riduzione dei danni; per i cacciatori, ai quali viene riconosciuto un valore economico per i capi conferiti; per agriturismi e consumatori, che potranno contare su una carne locale, sicura e tracciata.

L'accordo si inserisce in un percorso avviato nelle Marche già nel 2023, con l'apertura del Centro di Lavorazione della Selvaggina di Caccamo gestito da Urca, associazione attiva anche nel centro sosta del Parco del Conero, in provincia di Ancona.

La nuova impostazione punta quindi a superare la semplice logica del risarcimento dei danni causati dalla fauna selvatica, privilegiando la prevenzione attraverso maggiori catture e la costruzione di una filiera controllata.

Nel Maceratese coinvolti circa 300 cinghiali all'anno

L'intesa sottoscritta nel 2026 prevede un meccanismo operativo preciso. Ogni squadra di caccia al cinghiale degli Atc MC1 e MC2 dovrà puntare a conferire, durante ogni stagione venatoria, almeno cinque capi al Centro di Caccamo, con un peso eviscerato non inferiore a 50 chili.

Nel complesso, la nuova filiera potrebbe arrivare a coinvolgere circa 300 animali ogni anno.

Il cacciatore assume così un ruolo centrale non soltanto nella gestione della fauna selvatica, ma anche nella legalità delle operazioni e nella salubrità delle carni. Agricoltori, Ambiti Territoriali di Caccia, ambientalisti, cacciatori e mondo della ristorazione vengono inseriti all'interno di un unico progetto territoriale.

Le associazioni agricole promuoveranno infatti l'utilizzo delle carni di selvaggina locale presso agriturismi e imprese, mentre Urca sosterrà l'adesione dei cacciatori, la formazione e la valorizzazione della filiera.

"Il cinghiale può diventare una risorsa"

Donninelli ha rivolto un ringraziamento ai presidenti degli ATC, Leonardo Romiti e Pio Chiaramoni, e ai rispettivi comitati per il sostegno al progetto.

"Questo accordo pone le fondamenta di una nuova visione della caccia e della gestione faunistico-venatoria: il cinghiale da problema può diventare una risorsa del territorio", conclude il direttore di Coldiretti Macerata.

L'obiettivo finale è quindi creare valore economico e occupazionale, contribuire alla tutela delle coltivazioni e, allo stesso tempo, offrire a consumatori e ristoratori una carne locale controllata e tracciata, trasformando la gestione del cinghiale in una filiera strutturata.

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