Unimc svela i segreti della Tifernum romana: emersi nuovi edifici e il portico delle Terme
Nuove strutture nel quartiere residenziale e un’ulteriore colonna che rafforza l’ipotesi di un grande portico davanti alla palestra delle terme: la ventiquattresima campagna di scavo archeologico dell’Università di Macerata a Tifernum Mataurense, l’antica città romana di Sant’Angelo in Vado, nel Pesarese, aggiunge nuovi tasselli alla conoscenza dell’assetto urbano del sito.
La campagna, svolta dal 31 agosto al 26 settembre sotto la direzione di Emanuela Stortoni del Dipartimento di Scienze della Formazione, dei Beni culturali e del Turismo, è condotta in collaborazione con il Comune di Sant’Angelo in Vado e con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ancona e Pesaro e Urbino. Un’attività iniziata nel 2000 e che ha ormai superato i venticinque anni di ricerca sul campo.

Le principali novità arrivano dall’area di “Campo della Pieve”. In un settore finora inesplorato del quartiere residenziale, non lontano dalla celebre “Domus del Mito”, sono emerse murature associate a strati di crollo costituiti da pietre, laterizi e diffuse tracce di carbone, elementi che potrebbero essere riconducibili alla distruzione di un edificio. La struttura sembra inoltre affacciarsi su un tracciato viario, offrendo nuovi elementi per ricostruire il rapporto tra le abitazioni e la rete stradale della città antica.
Risultati significativi anche nell’area delle terme romane, al centro delle indagini degli ultimi anni. Il rinvenimento di un’altra colonna rafforza l’ipotesi della presenza di un ampio portico lungo la fronte della palestra e suggerisce per il complesso dimensioni maggiori rispetto a quelle finora ipotizzate. All’esterno, un marciapiede metteva in collegamento la strada, pavimentata con grandi basoli, con l’edificio pubblico; al di sotto correva una canaletta destinata allo smaltimento delle acque.
Accanto allo scavo sono proseguite le attività di consolidamento e restauro delle strutture e dei reperti rinvenuti, mentre il cantiere si è confermato anche un laboratorio di formazione sul campo per gli studenti dei corsi di laurea in Beni culturali e turismo e in Archeologia e Sviluppo dei Territori, insieme a studenti provenienti da altri atenei. Quest’anno sono stati coinvolti anche gli studenti del corso di Management dei Beni Culturali, impegnati nell’applicazione delle competenze di archeologia pubblica e nella progettazione delle iniziative rivolte alla comunità. Tra queste, il progetto “Da grande farò l’archeologo” ha coinvolto circa 120 alunni delle scuole primaria e secondaria di primo grado dell’Istituto Comprensivo locale.
A completare le attività il ciclo “Vado per la città antica”, con la passeggiata inaugurale, i “Lunedì dell’Archeologia”, le visite di “Per un cantiere aperto” e l’archeotrekking conclusivo nell’Alta Valle del Metauro. Un percorso che affianca alla ricerca e alla formazione il coinvolgimento diretto della comunità, facendo dell’archeologia uno strumento di conoscenza e valorizzazione condivisa del patrimonio del territorio.



nubi sparse (MC)
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