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Sanità Provincia Macerata

Ospedali di comunità e Pnrr: tra ritardi e obiettivi, il punto sulle Marche

Ospedali di comunità e Pnrr: tra ritardi e obiettivi, il punto sulle Marche

La promessa di una sanità più vicina ai cittadini operata con investimenti del PNRR rischia di trasformarsi in un risultato parziale, con criticità evidenti soprattutto nel Mezzogiorno. Non solo le più note case di comunità, ovvero i maxi ambulatori pensati per alleggerire i pronto soccorso e rafforzare la prevenzione, risultano in ritardo e concentrate nel Centro-Nord, ma anche i nuovi ospedali di comunità mostrano un andamento a macchia di leopardo.

Queste strutture, finanziate con un miliardo di euro e destinate ad accogliere pazienti fragili e cronici che non possono essere assistiti a domicilio ma non necessitano di cure ospedaliere ad alta intensità, sono per circa tre quarti concentrate in sole quattro regioni: Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana. Secondo l’ultimo monitoraggio Agenas, a dicembre 2025 risultavano attive 163 strutture, di cui ben 118 in queste aree, per un totale di quasi 3 mila posti letto, mentre tutte le regioni meridionali insieme si fermano a 23. Persistono inoltre territori completamente scoperti, come Basilicata, Valle d’Aosta e Bolzano, segno di un’Italia sanitaria ancora fortemente diseguale.

Nelle Marche, invece, il percorso appare più avanzato e strutturato. È stata recentemente inaugurata la Casa e l’Ospedale di Comunità di Treia, prime strutture territoriali dell’Ast di Macerata, anche se non ancora operative. L’intervento, finanziato con fondi PNRR e regionali per oltre 2,2 milioni di euro, si inserisce in una strategia più ampia che punta a rafforzare la sanità di prossimità. La struttura di Treia, dotata di 20 posti letto, rappresenta un nodo logistico-assistenziale fondamentale in un contesto segnato dall’invecchiamento della popolazione e dall’aumento delle patologie croniche.

Parallelamente, ad Ascoli è stato inaugurato il primo ospedale di comunità pienamente operativo della regione, con 18 posti letto e i primi pazienti già trasferiti. La Regione punta a realizzare complessivamente 9 ospedali di comunità e 29 case di comunità, sostenendo il progetto anche con piani straordinari di assunzione di personale sanitario. Le autorità regionali sottolineano come le Marche siano al di sopra della media nazionale nel rispetto dei cronoprogrammi PNRR, con l’obiettivo di creare una rete capillare e realmente funzionante.

A livello generale, il rischio concreto è quello di arrivare alla scadenza europea di giugno con una “coperta corta” e forti disparità territoriali. Secondo i programmi regionali, sono 594 gli ospedali di comunità previsti, ma il target minimo fissato dall’Europa è di 307 strutture operative entro l’estate. Un obiettivo ancora raggiungibile grazie a un possibile rush finale, ma che potrebbe lasciare indietro ampie aree del Paese. Il sistema si regge su un modello assistenziale che prevede presenza infermieristica 24 ore su 24 e un supporto medico limitato ma costante, pari ad almeno 4,5 ore al giorno per sei giorni a settimana. Attualmente, tutti i 163 ospedali attivi garantiscono assistenza infermieristica continua, ma solo 133 assicurano la presenza minima del medico e appena 61 dispongono di ambienti protetti per pazienti con demenza o disturbi comportamentali. Questo quadro evidenzia come, oltre alla realizzazione delle strutture, sia fondamentale garantirne la piena operatività.

L’ospedale di comunità è definito come una struttura intermedia tra assistenza domiciliare e ospedale tradizionale, con l’obiettivo di evitare ricoveri inappropriati e facilitare le dimissioni protette. Si tratta di presidi destinati principalmente a pazienti fragili, spesso anziani, con un quadro clinico stabilizzato ma che necessitano ancora di sorveglianza sanitaria o prestazioni infermieristiche. In media dispone di 15-20 posti letto, fino a un massimo di 40, e prevede una degenza non superiore ai 30 giorni, salvo casi eccezionali. L’accesso avviene su indicazione del medico di base, dello specialista o del pronto soccorso, e riguarda pazienti con prospettiva di miglioramento a breve termine. Questo modello rappresenta uno degli elementi chiave per ridisegnare la sanità territoriale, rendendola più vicina ai cittadini e capace di rispondere in modo efficace ai bisogni di una popolazione sempre più anziana e con patologie croniche.

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