Non mettiamo i bambini a dieta: accompagniamoli a crescere bene
Quando si parla di alimentazione dei più piccoli, capita spesso che l’attenzione di genitori e nonni si concentri sul peso. Alcuni bambini vengono descritti come “troppo magri” o, al contrario, “in carne”, e da qui nasce la tentazione di “metterli a dieta”. Ma i bambini non sono adulti in miniatura: sono in una fase delicata della vita in cui l’organismo ha bisogno di energia e nutrienti per crescere in salute. Imporre restrizioni può sembrare una scelta protettiva, ma rischia in realtà di compromettere lo sviluppo fisico e psicologico, creando carenze nutrizionali e lasciando segni profondi sull’autostima.
Secondo l’indagine del 2023 di OKkio alla Salute (progetto nazionale che indaga le abitudini, i fattori di rischio e lo stato ponderale dei bambini delle scuole primarie), in Italia 1 bambino su 5 è in sovrappeso e 1 su 10 soffre di obesità, con un 2,6% in obesità grave. Dopo un miglioramento iniziale, i dati si sono fermati e il problema resta diffuso. A pesare sono soprattutto le abitudini quotidiane: colazioni saltate o incomplete, merende troppo abbondanti, poca frutta e verdura, troppi snack e bibite zuccherate, mentre i legumi — fondamentali nella crescita — vengono consumati troppo raramente. Numeri che raccontano quanto sia urgente educare a uno stile di vita più equilibrato, fatto di buone scelte e non di privazioni.
Non è solo questione di alimentazione: lo stile di vita conta altrettanto. L’indagine rivela che 1 bambino su 5 non svolge alcuna attività fisica, mentre quasi la metà passa oltre due ore al giorno davanti a uno schermo tra TV, tablet e cellulare. Anche il movimento più semplice, andare a scuola a piedi o in bicicletta, è ormai raro: più del 70% viene accompagnato in auto, perdendo così preziose occasioni di attività fisica spontanea. Numeri che ci ricordano quanto sia importante restituire ai bambini tempo per muoversi, giocare e vivere all’aria aperta.
Questi numeri raccontano che il problema non è il singolo bambino “in carne”, ma l’insieme delle abitudini familiari e sociali che favoriscono sedentarietà e scelte alimentari poco equilibrate. Per questo parlare di “dieta” in senso restrittivo non è la strada giusta. Un bambino che cresce con l’idea che il proprio corpo non vada bene rischia di sviluppare insicurezza, conflitto con il cibo e, nei casi peggiori, disturbi del comportamento alimentare che possono durare tutta la vita. L’obiettivo non deve essere la restrizione, ma l’educazione: insegnare che il cibo è nutrimento, energia e piacere, non un nemico da temere.
Il compito di genitori e adulti non è far contare calorie ai bambini né dividere i cibi in buoni o cattivi, ma guidarli a costruire una relazione serena e positiva con il cibo. Significa proporre una varietà di alimenti, favorire frutta, verdura, cereali, legumi e pesce, senza demonizzare nessun cibo e senza creare divieti assoluti. È l’esempio quotidiano che fa la differenza: mangiare insieme, cucinare piatti semplici e colorati, vivere i pasti come un momento di condivisione e non di controllo. È importante restituire ai bambini la gioia del movimento, lasciarli giocare all’aria aperta, favorire lo sport come momento di socialità e benessere.
Alla fine, il messaggio che dovremmo trasmettere è semplice e profondo: il valore dei nostri figli non si misura con un numero sulla bilancia, ma nella loro capacità di crescere sani, attivi, curiosi e fiduciosi in sé stessi.
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