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Vinitaly 2026, le Marche calano l'asso del bio: un sistema da record che batte la crisi dell’export

Vinitaly 2026, le Marche calano l'asso del bio: un sistema da record che batte la crisi dell’export
In occasione del Vinitaly 2026, il Distretto biologico delle Marche ha presentato al mercato internazionale un sistema vitivinicolo che si conferma tra i più avanzati e competitivi d'Europa, capace di coniugare sostenibilità, identità territoriale e performance economiche di alto profilo. In un contesto globale segnato da contrazioni dei consumi e instabilità geopolitica, il vino biologico delle Marche, che si confermano regione Terra di Benessere anche sotto il profilo della produzione agricola ed enogastronomica, emerge come segmento anticiclico e ad alto valore aggiunto.

Mentre l'export vinicolo italiano nel 2025 ha registrato una flessione del -3,7% in valore, il comparto del food bio ha continuato a crescere, trainato da una domanda sempre più orientata verso qualità certificata, tracciabilità e sostenibilità. "Il vino biologico delle Marche", titolo del talk condotto da Giambattista Marchetto, ha visto gli interventi di Andrea Passacantando, presidente Distretto biologico Marche, di Enrico Rossi, vicepresidente e assessore all'Agricoltura della Regione Marche, Alberto Mazzoni, direttore di Imt - Istituto marchigiano di tutela vini, con la testimonianza di due produttori biologici regionali, Tommaso Di Sante Giorgio Savini. Ai quali si è aggiunto il saluto di Mirco Carloni presidente della Commissione agricoltura alla Camera.

"Le Marche rappresentano oggi un sistema tra i primi in Italia - ha dichiarato Passacantando - circa il 38% di vigneti certificati biologici con un valore di quasi 6,8 mila ettari, all'interno del Distretto biologico regionale, che aggrega oltre 2mila aziende su quasi 100mila ettari di superficie agricola regionale". "Questo ecosistema agricolo integratoconsente una resilienza superiore agli stress climatici e una qualità media delle produzioni significativamente elevata", ha aggiunto Passacantando.

L'annata 2025, caratterizzata da condizioni climatiche estreme, ha premiato i vigneti biologici marchigiani, grazie alla maggiore capacità dei suoli di trattenere umidità e sostenere la pianta. Il risultato è una produzione di alta qualità: vini bianchi con acidità equilibrata e profili aromatici eleganti e vini rossi di straordinaria concentrazione polifenolica e grande potenziale di invecchiamento. Questi elementi rafforzano il posizionamento delle principali denominazioni regionali.

"Nel 2025 - sottolinea il presidente Passacantando - a fronte della contrazione dei mercati extra-Ue, in particolare Stati Uniti e Cina, i vini marchigiani hanno consolidato la propria presenza nei mercati europei ad alto valore con buoni risultati in Germania, Francia e Paesi Bassi. In questi Paesi cresce l'interesse per vini di qualità e sostenibili, premiando in modo significativo il segmento biologico".

Il vino biologico marchigiano trova la sua massima valorizzazione nel canale Horeca: l'85% dei ristoratori, secondo un recente rapporto di Nomisma, inserisce etichette biologiche in carta per elevare il posizionamento del locale, confermando il ruolo strategico del vino bio come leva di posizionamento.

Le Marche si posizionano anche all'avanguardia nella sostenibilità integrata, con una crescente adozione dello standard Equalitas, che certifica le performance ambientali, sociali ed economiche delle aziende. Le Marche, inoltre, hanno sperimentato, per la prima volta, metodi di tracciabilità in blockchain ed analisi isotopica con il progetto "Biocerto", su vini biologici, un passaggio fondamentale per rispondere alle nuove esigenze di mercato e trasparenza nei confronti dei consumatori.

"Il Vinitaly 2026 - conclude Passacantando - è stata un'occasione per il Distretto biologico Marche per illustrare un modello produttivo che ha trasformato la sostenibilità in un vantaggio competitivo concreto. Il vino biologico marchigiano non è più una nicchia, ma una piattaforma strategica di sviluppo".

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