Domenica 20 settembre l'Ancr ha riunito famiglie, istituzioni e associazioni. Al centro i nomi e le storie dei militari che dissero NO dopo l'8 settembre 1943
Prima dei convegni, delle targhe, delle divise e delle medaglie ci sono i nomi, e dietro i nomi ci sono le famiglie. Sono state loro le vere protagoniste della Giornata dedicata agli Internati Militari Italiani (IMI), promossa domenica 20 settembre a Recanati dall'Associazione Nazionale Combattenti e Reduci – Federazione Provinciale di Macerata, con la collaborazione e il patrocinio del Comune. Sono le stesse famiglie che per oltre ottant'anni hanno conservato fotografie, lettere, racconti e silenzi, e che erano già state al centro della cerimonia per la consegna delle Medaglie d'Onore al Teatro Lauro Rossi di Macerata.
Il risultato più importante dell'iniziativa è forse questo: aver portato gli IMI fuori dalla dimensione astratta dei numeri per riconsegnarli alla comunità come uomini, soldati, padri, figli e nonni.
Lo dimostrava la composizione della sala. Accanto al sindaco Emanuele Pepa, al vicesindaco Roberto Bartomeoli, all'assessore alla Cultura Ettore Pelati e a numerosi amministratori, c'erano i rappresentanti del Comando Militare Esercito Marche, dell'associazionismo combattentistico e d'Arma, dell'Istituto del Nastro Azzurro, dell'Anei, dell'Associazione Arma Aeronautica, dell'Associazione Nazionale Bersaglieri e dell'ANCR, con labari, presidenti e soci di diverse sezioni.
Ma soprattutto c'erano i familiari: i discendenti di internati come Secondo Berdini, Giuseppe Gaetti e Amedeo Principi, e di altre famiglie per le quali l'8 settembre è ancora una vicenda domestica prima che materia di libri. Particolarmente significativa la presenza di Graziano Federici, presidente della Federazione provinciale Ancr di Ancona e figlio di Arduino Federici, fante della Divisione "Acqui" e reduce di Cefalonia, tra i militari che nel settembre 1943 scelsero di resistere ai tedeschi pagando quella scelta a un prezzo altissimo.
Non un convegno per addetti ai lavori, dunque, ma una comunità riunita intorno alla propria memoria.
Il pomeriggio si è aperto con i saluti del vicesindaco Bartomeoli e dell'assessore Pelati, che hanno ribadito l'impegno dell'Amministrazione nel percorso avviato per restituire identità e riconoscimento ai concittadini internati dopo l'8 settembre. Un percorso che non è una ricorrenza occasionale: comprende la ricerca documentaria del Nastro Azzurro, la ricostruzione dei nominativi, il coinvolgimento delle famiglie, la collocazione della targa commemorativa e l'avvio delle procedure per il conferimento delle Medaglie d'Onore.
Dopo il ringraziamento del presidente della Federazione provinciale ANCR di Macerata, Albino Mataloni, membro della Giunta Esecutiva nazionale, Mauro Radici, presidente della Sezione ANCR di Macerata e coordinatore regionale Marche, ha tenuto l'intervento "Il coraggio di dire NO degli IMI: combattenti senza armi". Ha ripercorso i passaggi chiave di quella vicenda: il trauma dell'8 settembre 1943, la cattura e il disarmo di centinaia di migliaia di militari, la decisione tedesca di classificarli come Italienische Militärinternierte anziché prigionieri di guerra, le ripetute offerte di aderire alle forze tedesche o alla Repubblica Sociale Italiana. E poi il NO pronunciato dalla grande maggioranza, pagato con lager, fame, lavoro coatto, malattie e, per molti, con la vita.
Un NO che Radici ha definito una forma peculiare di Resistenza: militare nell'origine, disarmata nelle condizioni, morale e civile nella scelta. Dati e date alla mano, ha ricordato il lungo vuoto di rappresentazione che ha accompagnato gli IMI nella memoria pubblica, una vicenda nota agli studiosi e custodita nelle famiglie ma per decenni poco visibile nella public history. La richiesta non è di contrapporre memorie, ma di riconoscere anche a questa piena autonomia, dignità e visibilità.
Da qui il valore della presenza del commissario Rossano Corradetti, ospite d'onore, protagonista del percorso civile che, con la petizione presentata al Senato, ha contribuito all'istituzione della Giornata nazionale dedicata agli Internati Militari Italiani. Corradetti ha parlato di una battaglia condotta perché la memoria familiare diventasse riconoscimento pubblico dello Stato: il passaggio dalla storia custodita negli archivi, specie tedeschi, alla storia riconosciuta dalla Repubblica.
Molto personale l'intervento della professoressa Amneris Ulderigi, che attraverso la vicenda del padre Calizio, internato militare, ha riportato il racconto alla dimensione più intima: quella dei reduci tornati con esperienze difficili da raccontare e dei figli che ne hanno raccolto frammenti, reticenze, parole e silenzi, restituendoli talvolta anche attraverso forme d'arte.
È qui che l'incontro ha cambiato registro. Sul grande schermo, accanto alla divisa da internato di un ufficiale del 3° Reggimento Granatieri di Sardegna, hanno cominciato a scorrere 352 nomi: trecentocinquantadue recanatesi ricostruiti grazie al lavoro documentario, non più una cifra generica ma persone delle stesse vie, famiglie e contrade della città. Accanto a loro, un dato che ha restituito la dimensione della tragedia: 24 di quegli uomini non tornarono. Per molti presenti quei cognomi non appartenevano a una storia nazionale astratta: erano il proprio cognome.
Il lavoro di ricerca è stato poi raccontato attraverso l'intervista a Mario Barbera Borroni, da anni impegnato in una vasta ricognizione provinciale sugli IMI tra fogli matricolari, archivi e testimonianze. Dalle sue ricerche è emersa la vicenda del bersagliere Edmondo Brunellini, ufficiale del 2° Reggimento Bersaglieri. Dopo lo sfaldamento del reparto, la Bandiera di Guerra non fu consegnata ai tedeschi: venne divisa in lembi e affidata a 13 ufficiali perché la custodissero. Brunellini conservò il proprio frammento per tutta la prigionia, nascondendolo e proteggendolo nei lager fino al ritorno in Italia, e contribuì poi alla ricomposizione della Bandiera, oggi esposta a Roma nel Sacrario delle Bandiere delle Forze Armate al Vittoriano. Una storia nella storia: quando non era più possibile difendere un territorio, si continuava a difendere un simbolo e, con esso, un giuramento.
Il consigliere comunale Michele Brizi ha illustrato il lavoro svolto sul territorio per raggiungere i discendenti, ricostruire le genealogie e mettere in contatto l'Amministrazione con le famiglie: un esempio di ricerca storica che diventa azione civile quando dagli archivi torna alle persone a cui i documenti appartengono. In questo coinvolgimento sta l'aspetto più originale della giornata. L'ANCR non ha voluto costruire una celebrazione chiusa né rivendicare una memoria esclusiva, ma ha svolto la funzione che appartiene alla sua storia: mettere in relazione famiglie, istituzioni, associazioni, ricercatori, Forze Armate e comunità locale.
La parte conclusiva dell'incontro è stata affidata alle immagini e alla musica. Con "Obiettivo nei lager", le fotografie clandestine scattate dall'IMI Vittorio Vialli hanno accompagnato le parole di Giovannino Guareschi, anch'egli internato militare: volti scavati, baracche, reticolati, attese, fame e l'ironia come estrema forma di difesa dell'uomo. Per alcuni minuti non è stato necessario spiegare cosa fosse un lager per militari italiani: lo hanno raccontato le immagini di chi c'era dentro e le parole di chi quella prigionia l'aveva vissuta.
Dall'Aula Magna la memoria si è poi spostata all'esterno, davanti alla targa dedicata agli IMI di Recanati, per il momento istituzionale. Alla presenza di autorità, rappresentanze militari e associative, labari e soprattutto famiglie, è stata deposta la corona commemorativa. Il Canto degli Italiani, gli onori e le note del Silenzio hanno restituito alla cerimonia la sua essenzialità: nessuna retorica, soltanto nomi, simboli e riconoscenza.
Gli IMI non chiedono di sottrarre spazio ad altre memorie della Resistenza e della Liberazione, ma di non essere di nuovo assorbiti, confusi o lasciati ai margini. La giornata di Recanati ha indicato un'altra strada: fare rete senza costruire gerarchie della memoria. Il merito dell'ANCR è stato aver sollecitato una rete civica, istituzionale e associativa in cui ciascuno ha portato la propria competenza e in cui i protagonisti sono rimasti coloro ai quali quella storia appartiene per eredità diretta: le famiglie.
Domenica erano nell'Aula Magna a sentire i nomi dei loro padri e dei loro nonni, dopo essere state chiamate dallo Stato a ricevere le Medaglie d'Onore al Teatro Lauro Rossi. Un altro appuntamento è in programma venerdì 25 settembre al Sacrario Militare della Provincia di Macerata, con una Santa Messa dedicata agli IMI. Tra questi momenti c'è qualcosa di più di una commemorazione: c'è una memoria che, dopo troppo tempo, sta finalmente tornando a casa.

cielo sereno (MC)
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