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Cronaca Civitanova Marche

Giustizia per il civitanovese Quinto Nunzi: la Germania condannata per i crimini nel lager

Giustizia per il civitanovese Quinto Nunzi: la Germania condannata per i crimini nel lager

La giustizia ha impiegato ottant’anni, ma alla fine è arrivata, sancendo un principio che supera i confini del tempo e della burocrazia internazionale. Il Tribunale civile di Roma ha condannato la Repubblica Federale di Germania per crimini di guerra e contro l’umanità commessi ai danni di Quinto Nunzi, l’internato militare di Civitanova Marche scomparso nel 2024 alla soglia dei cento anni.

I giudici capitolini hanno riconosciuto ai familiari di Nunzi un risarcimento di oltre 85mila euro, chiudendo una battaglia legale complessa condotta nonostante lo scoglio dell'immunità degli Stati esteri. Secondo il Tribunale, tale immunità deve cedere il passo quando si parla di diritti fondamentali della persona calpestati da atrocità sistematiche: la reclusione, la riduzione in schiavitù e la sistematica privazione di dignità subite da Nunzi tra il 1943 e il 1945 sono state ufficialmente qualificate come crimini contro l’umanità.

La storia di Quinto Nunzi è quella di una resistenza silenziosa iniziata il 9 settembre 1943 a Gorizia, quando venne catturato e deportato nel campo di Myslowitz, in Polonia, parte del drammatico complesso di Auschwitz. Lì fu ridotto alla fame e ai lavori forzati; quando finalmente riuscì a tornare a casa, pesava poco più di 37 chili. Per decenni ha custodito il dolore nel silenzio, finché nel 2020 decise di raccontare pubblicamente la propria storia per sottrarla all'oblio.

"Papà sognava questo giorno. Voleva giustizia, e finalmente l'ha avuta", hanno dichiarato i familiari di Quinto all'Ansa, sottolineando come il cuore della causa non fosse il risarcimento economico, ma la restituzione della dignità storica. "Questa sentenza – hanno aggiunto sempre all'Ansa – rende onore alla sua memoria e a quella di migliaia di Imi italiani. È una vittoria personale, ma anche un successo civile e della memoria".

Il successo in aula è frutto del lavoro degli avvocati Alessandra Piccinini e Dino Gazzani, che hanno ricostruito il vissuto dell'ex internato con rigore documentale. Fondamentale è stato anche il supporto scientifico della criminologa forense Margherita Carlini, di Stefania Giglio e dello storico Vito Carlo Mancino, che ha analizzato le condizioni disumane del lager di Myslowitz.

Grazie a questo lavoro corale, quello che era il racconto di un uomo sopravvissuto all'orrore ha trovato conferma definitiva in una sentenza che fissa un precedente fondamentale: le pretese risarcitorie per i crimini di guerra non sono destinate all'oblio e restano azionabili anche a distanza di decenni.

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