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Recanati, Fatar e l’inverno nero delle imprese. “Se politica non ci ascolta, sarà disastro economico” (FOTO e VIDEO)

Recanati, Fatar e l’inverno nero delle imprese. “Se politica non ci ascolta, sarà disastro economico” (FOTO e VIDEO)

All’alba dell’ultimo decreto “Aiuti Ter” varato il 16 settembre, il pensiero che si possa tirare un generale sospiro di sollievo sembra essere piuttosto pleonastico: famiglie e imprese italiane, infatti, sono più che consapevoli che la nuova misura servirà senz’altro a mettere una pezza (l’ennesima) sui vari rincari, ma anche che non basterà ad esorcizzare il sempre più realistico spettro della recessione.

Nella provincia di Macerata, come nel resto della regione Marche e dell’Italia, si respira ormai da mesi una forte aria di incertezza rispetto alla quale i vari imprenditori (piccoli e medi soprattutto) cercano costantemente - loro malgrado - di scendere a patti. Auspicando una soluzione che, però, potrebbe non giungere in tempo: anzi, per qualcuno siamo persino fuori tempo massimo.

A sostenerlo è Marco Ragni, figlio del fondatore Lino e oggi amministratore delegato della Fatar srl, azienda nata nel 1956 come piccolo laboratorio artigianale per la produzione di tasti per fisarmoniche e oggi leader mondiale in quella di strumenti musicali (in particolare, tastiere per pianoforti e sintetizzatori). Visitando gli uffici e le catene di montaggio all’interno della sede - situata nella zona industriale di Squartabue (Recanati) - l’a.d. ha raccontato del suo ‘esordio alla guida’ nel 2008 (nel pieno della crisi finanziaria), dei risvolti inaspettati della pandemia, e spiegato perché dovremmo prepararci al peggio in vista dell’inverno 2022.

“Gli anni d’oro dell’azienda sono stati senz’altro quelli a cavallo fra i ’60 e i ’70 - afferma - e oggi contiamo circa 75 operai qui nelle Marche più altri 170 nella sede di Tunisi. Il processo di delocalizzazione per noi è stato necessario a seguito della crisi del 2008, permettendoci di rilanciare l’intera macchina produttiva e tornare ad essere competitivi sul mercato: del resto, un patrimonio culturale legato agli strumenti musicali come quello che abbiamo qui da noi non potremmo trovarlo da nessun’altra parte”.   

Una grande tipicità, dunque, che va ad unirsi a tutte le altre puramente marchigiane: e che (ahinoi!) le ultime politiche regionali e nazionali non hanno saputo tutelare a dovere. “Gli eventi legati alla pandemia hanno scosso il paradigma precedente del mercato e della produzione - continua l’a.d. di Fatar - che oggi si sono tradotte sempre più in caro vita e caro energia. Già nel 2010, dalle stanze di Confindustria, alcuni di noi imprenditori avevano avvisato i politici del fatto che l’Italia fosse il primo paese al mondo per dipendenza energetica, e che si dovesse progettare una soluzione prima che fosse troppo tardi. Ma non siamo stati ascoltati”.

Tornando ai giorni nostri, è di una vera e propria emergenza nazionale quella di cui oggi si parla a più riprese; e rispetto alla quale i vari governi succedutisi nelle ultime due decadi hanno saputo fare ben poco per scongiurarla. “Viviamo una stagione lunga vent’anni - spiega Ragni - di rincorsa al consenso a breve termine. E che stiamo pagando ancora in termini di instabilità, ritardi sugli interventi, rincari e mancanza di manodopera (visto che anche i giovani si specializzano in altri settori e vanno via da qui). E’ facile toccare la sensibilità delle persone quando si è sotto elezioni, ma questo è un chiaro sintomo di ciò che la politica ha perduto di vista: ovvero la propria funzione di organismo lungimirante e capace di fare il bene del paese.   

“L’Italia ha vissuto per troppo tempo sugli allori del boom economico”, conclude l’amministratore delegato. “Ora, con l’inflazione che continua a crescere (siamo al 9%), l’erosione dei margini finanziari delle aziende, e il progressivo calo del potere d’acquisto delle famiglie, dovremo fare fronte a una situazione ben più grave di quella del 2008. Chiunque salirà al governo dopo il 25 settembre dovrà sedersi al tavolo con noi imprenditori ed elaborare un vero piano strategico che sappia contenere quella che ormai è una piena inevitabile. E, in un secondo momento, rilanciare il paese”.

Di seguito, il servizio:

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