Energia cara, Macerata seconda nelle Marche: extracosto da 22 milioni per le piccole imprese
Il Pil si discute, le bollette si pagano. E il giorno dopo la polemica di Giorgia Meloni con l'Istat sulle stime della crescita, arriva dalle Marche un numero che porta la discussione sui problemi strutturali dell'economia italiana molto più vicino alla realtà quotidiana delle imprese: 103 milioni di euro.
Ieri sera, ospite di Porta a Porta, la presidente del Consiglio ha contestato le revisioni delle stime Istat sulla crescita, chiedendosi se «Istat sottostima gli italiani o il governo». Ma nel corso dell'intervista ha parlato anche di altro: secondo Meloni, l'Italia non cresce come dovrebbe per ragioni «prevalentemente di carattere strutturale». Tra queste ha indicato la bassa produttività, legata anche alla particolare composizione del tessuto produttivo italiano, fatto di moltissime micro e piccole imprese, oltre alla necessità di maggiori investimenti in innovazione e capitale umano.
E quanto pesa questa struttura nell'economia italiana? Tantissimo. Secondo i dati raccolti da Confartigianato, le micro e piccole imprese, quelle fino a 49 addetti, sono 4,68 milioni e rappresentano il 99,3% delle imprese attive. Gli occupati sono oltre 11,59 milioni, pari al 62,2% degli occupati nelle imprese attive.
Insomma, non si tratta di una componente marginale del sistema produttivo: è praticamente l'intero tessuto imprenditoriale italiano. Ed è proprio qui che il discorso sulla crescita si incrocia con quello sui costi.
Secondo l'analisi dell'Ufficio Studi di Confartigianato, le micro e piccole imprese marchigiane sostengono un extracosto energetico di 103 milioni di euro rispetto alla media europea.
Per la provincia di Macerata, il conto è di 22 milioni di euro, pari allo 0,22% del Pil provinciale. Una cifra che colloca Macerata, a pari merito con Pesaro-Urbino, subito dietro Ancona, che raggiunge i 33 milioni. Ascoli Piceno è a 15 milioni, Fermo a 11.
E qui il collegamento con la discussione sulla crescita diventa meno astratto. Se le micro e piccole imprese rappresentano il 99,3% delle imprese attive e oltre il 60% dell'occupazione nelle imprese, i costi che gravano su questo sistema non sono un dettaglio. L'energia è uno di questi.
In Italia le piccole imprese pagano mediamente 25,99 centesimi di euro per kWh, contro i 22,04 centesimi della media europea: il divario è del 17,9%. A pesare è anche la componente fiscale e parafiscale della bolletta, che secondo Confartigianato è superiore del 47,4% rispetto alla media Ue.
E il momento non sembra particolarmente favorevole per chi sperava in un alleggerimento. A settembre, fino al 22 del mese, il prezzo del gas sul mercato italiano è aumentato del 24,1% rispetto alla media di agosto, mentre il prezzo all'ingrosso dell'elettricità, il PUN, è salito del 17,3%.
C'è poi l'altro lato della questione, quello della produttività. L'OCSE, nel suo rapporto sull'Italia 2026, sottolinea che le imprese più piccole sono mediamente meno produttive di quelle più grandi e che il divario italiano è più ampio rispetto ad altre grandi economie europee. Tra i fattori indicati ci sono le minori economie di scala, livelli più bassi di investimento e innovazione e maggiori difficoltà nell'attrarre personale qualificato.
Così la discussione sul Pil e sulle stime di crescita si può anche fare sui decimali. Ma per le imprese che compongono quasi tutto il tessuto produttivo italiano, la crescita passa anche da questioni molto meno teoriche: quanto costa produrre, quanto costa l'energia e quanto rimane da investire.
A Macerata, secondo la stima di Confartigianato, solo il primo di questi conti vale già 22 milioni di euro.

cielo sereno (MC)
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