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Economia, a UniMc il quadro di Bankitalia per le Marche

Economia, a UniMc il quadro di Bankitalia per le Marche

"Una provincia che, rispetto alle altre, non ha specializzazioni produttive e per questo riesce a favorire contaminazioni tra diversi settori e industrie e tra mondo della produzione e mondo della cultura, dimostrando una maggiore resistenza - o resilienza – alle tempeste economiche." È il quadro di sintesi del sistema produttivo maceratese che emerge dai più recenti dati sulla stabilità finanziaria diffusi dalla Banca d’Italia. Ad illustrarli è stato nei giorni scorsi il direttore della sede di Ancona Gabriele Magrini Alunno durante il convegno “La congiuntura economica delle Marche nel contesto nazionale e internazionale” organizzato insieme all’Università di Macerata.

Il rettore Francesco Adornato ha aperto i lavori sottolineando “il valore della conoscenza all’interno dei processi di innovazione e dei cambiamenti in atto” e descrivendo la città di Macerata come un “campus internazionale per una discussione globale che parte dalle realtà locali”.

L’attenzione si è, quindi, concentrata sull’imprenditoria regionale, ampiamente rappresentata in aula da autorevoli esponenti insieme ai vertici delle istituzioni e a tanti studenti universitari. “Siamo in una fase di segnali mediamente positivi – ha rivelato Alunno - anche se siamo deboli sul mercato internazionale. Ma dobbiamo ricordare che, rispetto alla grande crisi del 2010, il sistema produttivo è molto più forte, come testimoniato dalla solidità patrimoniale delle imprese, dall’aumento delle esportazioni e dall’apertura verso nuovi settori di impresa”.

Ma le Marche non sono un’isola, come hanno spiegato Alfredo Bardozzetti e Sabrina Ferretti della Divisione Analisi e ricerca economica territoriale. La fase di rallentamento globale dell’economia, che riguarda principalmente il settore manifatturiero con il rischio di ricadute anche su quello dei servizi, le tensioni tra Stati Uniti e Cina ma anche tra Stati Uniti ed Unione Europea, la guerra dei dazi, l’incertezza nella gestione della Brexit determinano un impatto negativo sulla propensione agli investimenti esteri. Nei primi nove mesi dell’anno la regione ha conosciuto una sostanziale stagnazione dell’economia, se si escludono i settori farmaceutico e navale, evidente anche nei fatturati, in particolare per quanto riguarda costruzioni e servizi. Negli anni scorsi i prestiti alle imprese sono calati in maniera nettamente superiore nelle Marche che nel resto d’Italia, ma negli ultimi tempi le tendenze si stanno riallineando con quelle nazionali e spesso si ricorre all’autofinanziamento.

Sguardo verso orizzonti esteri, flessibilità nel prevedere gli andamenti del mercato, maggiore coesione tra le imprese stesse sono alcuni dei suggerimenti emersi dal parterre dei relatori.

Lo stesso Alunno ha sottolineato l’importanza dell’internazionalizzazione, citando la collaborazione avviata da tempo con il China Center di UniMc diretto da Francesca Spigarelli. Ed è stata proprio la docente a fornire un quadro dei più attuali orientamenti economici e imprenditoriali di una Cina che, attraverso il suo presidente Xi Jimping, sta tracciando un deciso percorso verso il Chinese Dream: un Paese che crede fortemente nella ricerca - investe il 2,1 per cento del Pil contro il nostro 0,8 – e nella formazione – con tre università tra le prime al mondo, in corsa con gli Stati Uniti per la supremazia tecnologica. Il Paese è proiettato a diventare, entro il 2021, centenario della nascita del Partito Comunista, una società moderatamente benestante e, entro il 2049, centenario della Repubblica Popolare Cinese, un Paese pienamente sviluppato. Capire quali siano i settori ritenuti strategici da questo gigante può permettere di stabilire collaborazioni decisive anche per le imprese marchigiane. Tecnologie informatiche per la comunicazione, intelligenza artificiale, trasporti, industria della salute, nuovi materiali e macchinari per l’agricoltura sono alcune delle principali frontiere imprenditoriali cinesi.

Flessibilità e attenzione alle dinamiche di mercato, dunque, come ha ribadito lo stesso Maurizio Vecchiola, amministratore delegato della Finproject, una delle maggiori imprese di materie plastiche, che ha lasciato il centro di ricerca e innovazione a Morrovale, ma ha aperto siti produttivi in tutto il mondo, per essere più vicina ai proprio clienti, risparmiando ingenti spese di trasporto e logistica. La sua ricetta? Non dipendere da un solo settore, per subire meno le oscillazioni economiche, e poter contare su una grande squadra, esportando le competenze dei professionisti made in Marche. “Chi decide è il mercato, lo devi prevenire”, ha concluso. È simile il sentiero indicato da Orietta Varnelli, alla guida della storica azienda di famiglia specializzata nel settore dei liquori: alle radici forti, che offrono un valore aggiunto rispetto all’omologazione, deve accompagnarsi un’apertura ai mercati internazionali, che rappresentano non solo una fonte di fatturato, ma una “palestra formidabile per essere pronti là dove serve”, perché costringe gli imprenditori a confrontarsi con nuovi orientamenti, stili di consumo, nuove figure professionali.

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